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1,5 miliardi di euro, la cifra più alta da vent’anni. Ammontano a tanto le
operazioni di incassi che le banche si sono viste autorizzare nel 2006 per l’export di
armamenti. Primeggia il gruppo San Paolo Imi. Banca Popolare di Milano dimezza la propria
attività.
È la cifra record dell’ultimo ventennio: una festa per
l’industria armiera nazionale trainata da Finmeccanica e non pochi grattacapi per il governo
Prodi che nel suo programma si era impegnato ad un controllo più stringente
sull’esportazione delle armi. Nel Rapporto al parlamento, reso noto in questi giorni, superano
infatti i 2,1 miliardi di euro le autorizzazioni all’export di armamenti nel 2006 con
un’impennata del 61% rispetto al 2005. E sfiorano il miliardo di euro (970 milioni) le
consegne effettuate nel 2006.
Ma brindano anche le banche che, lo scorso anno, si sono viste
autorizzare operazioni di incassi relativi al solo export di armi per quasi 1,5 miliardi di
euro – altra cifra record dell’ultimo ventennio – con relativi compensi di
intermediazione per oltre 32,6 milioni di euro. E il gruppo San Paolo Imi, nonostante la
dichiarata policy restrittiva, è per il secondo anno consecutivo in testa alla classifica
delle “banche armate”.
Non sono tranquillizzanti nemmeno i destinatari delle esportazioni.
Al primo posto, dopo anni di stasi, ritornano gli Stati Uniti: oltre alla flotta di elicotteri
presidenziali dell’Agusta (sulla quale è in corso un’inchiesta nei confronti dell’ex
deputato repubblicano Curt Weldon, il principale sponsor politico dell’operazione), gli Usa
acquistano dall’Italia bombe, siluri, razzi, missili e accessori, navi da guerra, esplosivi
militari e armi automatiche per un totale di 349,6 milioni di euro.
Al secondo posto troviamo gli Emirati Arabi Uniti, che i rapporti
Human Right Watch indicano come paese dove i diritti umani sono sistematicamente calpestati.
È stata autorizzata la vendita di armi e sistemi d’arma per 338,2 milioni di euro.
Se è vero che la destinazione principale degli armamenti made in
Italy sono paesi Ue e Nato (63,7%), non va dimenticato che oltre il 20% dei nostri sistemi
d’arma finisce in aree calde come il Medio Oriente e l’Africa settentrionale per un valore
complessivo di 442,8 milioni di euro.
La Nigeria
poi, per venire all’Africa subsahariana, riceve armi per 74,4 milioni di euro, raddoppiando
il valore del 2005.
Anche se il Rapporto parla di «forte rallentamento» delle
autorizzazioni verso i paesi asiatici, ricevono consegne notevoli l’India (66,3 milioni di
euro),
la Malesia
(51,4), il Pakistan (39,7), Singapore (29,1). Sono della partita anche Perù (26,8 milioni di
euro), Venezuela (16,1) e Libia (14,9).
Veniamo alle banche. San Paolo Imi è ancora la reginetta delle
“banche armate”, triplicando quasi il valore: dai 164 milioni di euro nel 2005 ai 446
milioni nel 2006. L’istituto di credito torinese convoglia a sé quasi il 30% di tutte le
operazioni di incassi e pagamenti dell’export di armi. Segue Bnp-Paribas, che controlla
l’italiana Bnl: con 290,5 milioni di euro è la prima banca estera, operante in Italia,
attiva nel settore. Al terzo posto ecco Unicredit: nel 2001 aveva dichiarato di voler cessare
questo tipo di operazioni, ma da due anni a questa parte ricompare con quote rilevanti nella
lista 886,7 milioni di euro nel 2006). Eccoci poi con
la Banca Nazionale
del Lavoro che ha accresciuto del 33% il proprio giro d’affari rispetto al 2005, portandolo
ad oltre 80,3 milioni.
Se risultano in calo le operazioni della Deutsche Bank (78,3 milioni), crescono quelle della
Commerz Bank (74,3 milioni) e torna alla grande il Banco di Brescia, vecchia conoscenza delle
“banche armate”: riceve incassi per oltre 70 milioni.
La Banca
popolare italiana passa da
14 a
60 milioni di euro e guida il gruppo degli istituti di credito sotto i sessanta milioni di
euro di giro d’affari. In questa fascia preoccupa la ripresa delle operazioni di Banca
Intesa: dai 163mila euro del 2005 ai 46 milioni del 2006. Da segnalare anche la presenza di
Banca popolare di Milano (con 17 milioni di euro ha dimezzato l’impegno rispetto al 2005),
al centro di un serrato dibattito insieme a Banca Etica, di cui è socia fondatrice e per la
quale opera anche all’interno di Etica Sgr e della gestione fondi. A proposito di questa
situazione abbiamo raccolto una dichiarazione di Fabio Salviato, presidente Banca Etica: «Vedo
che ciò che il presidente di Bpm, Roberto Mazzotta , aveva affermato lo scorso febbraio corrisponde alle
cifre riportate nella relazione. Dunque nel 2006 si registra un effettivo ridimensionamento
delle attività relative all’appoggio ad aziende del settore armiero. E Bpm ha già
annunciato un’ulteriore sensibile riduzione della propria attività tecnica nel 2007. Come
abbiamo già avuto modo di ribadire, si tratta per noi di Banca Etica del primo passo di un
percorso fondato sul dialogo con le realtà nostre socie. Un percorso che, oltre
all’import-export di armi, deve comprendere l’insieme dei finanziamenti all’industria
armiera e l’impatto sociale e ambientale associato a ogni finanziamento».
Il rapporto 2006 presenta anche una nota lieta: la drastica discesa
– da 133 al 36 milioni di euro – delle autorizzazioni riferite a Banca di Roma. Un segno,
vogliamo augurarcelo, che la partecipazione ai convegni organizzati dalla campagna “banche
armate” ha un effetto positivo sui vertici delle banche.
*Coordinatore della campagna di pressione alle "banche
armate"
Italia:
record ventennale dell’export di armi, affari da 2,1 miliardi
giovedì, 05 aprile, 2007

Export italiano di armi dal 1988 al
2006 in
valori correnti (Elaborazione: Unimondo)
E' la cifra record dell'ultimo ventennio*: una manna per l'industria armiera nazionale
trainata da Finmeccanica e non pochi grattacapi per il Governo Prodi che nel suo programma si
era impegnato ad un controllo più stringente sull'esportazione di armi. Superano infatti i
2,1 miliardi di euro le autorizzazioni all'esportazioni di armamenti nel 2006 con un'impennata
del 61% rispetto all'anno precedente. E sfiorano il miliardo di euro anche le consegne (970,4
milioni) effettuate sempre nel 2006.
Ma brindano anche le banche che, sempre nel 2006, si sono viste autorizzate operazioni di
incassi relativi al solo export di armi per quasi 1,5 miliardi di euro - altra cifra record
dell'ultimo ventennio - con relativi "compensi di intermediazione" per oltre 32,6
milioni di euro. E il gruppo San Paolo IMI – nonostante la dichiarata policy restrittiva –
per il secondo anno consecutivo si attesta a “reginetta” delle “banche armate”. Sono i
primi dati del "Rapporto"
reso noto ieri dalla Presidenza del Consiglio che però non
è ancora l'intera Relazione.
Non tranquillizzano nemmeno i destinatari delle esportazioni: al primo posto, dopo anni di
stasi, ritornano infatti gli Stati Uniti che oltre alla flotta di elicotteri
presidenziali dell'Agusta (c'è in corso un'inchiesta
negli Usa nei confronti dell'ex deputato repubblicano Curt Weldon, il principale sponsor
politico dell'operazione) acquistano dall'Italia "bombe, siluri, razzi, missili ed
accessori", "navi da guerra", "esplosivi militari", fino ad
"armi automatiche" di tutti i calibri per un totale di oltre 349,6 milioni di euro.
Seguiti a ruota un Paese che nei rapporti
di Human Right Watch si distingue per "vessazioni nei confronti delle organizzazioni
per la tutela dei diritti umani": gli Emirati Arabi Uniti ai quali il Governo ha
autorizzato la vendita di "bombe, siluri, razzi, missili ed accessori" oltre che di
"navi da guerra", "apparecchiature per la direzione del tiro", "armi
e sistemi d'arma e munizioni" e "aeromobili" per oltre 338,2 milioni di euro.
Potrebbe forse rasserenare il fatto che la destinazione principale delle autorizzazioni
rilasciate riguardano i Paesi dell'Ue e della Nato che insieme ricoprono il 63,7%, ma le
esportazioni effettuate (consegne) per l'area extra Ue-Nato salgono ad oltre il 44,2% e
più del 20,2% dei sistemi d'arma finisce in una delle zone più calde del pianeta, il Medio
Oriente e l'Africa settentrionale al quale sono destinate armi per un valore complessivo
di 442,8 milioni di euro.
Per non parlare della Nigeria che riceve armi per 74,4 milioni di euro o del
microscopico Oman che si vede autorizzate importazioni di armi dall'Italia per oltre
78,6 milioni di euro. "Forte rallentamento" - dice il Rapporto – della domanda dai
Paesi Asiatici (Estremo Oriente), che però ricevono consegne ingenti: l'India per 66,3
milioni di euro,
la Malesia
51,4 milioni, il Pakistan 39,7 milioni, Singapore 29,1 milioni di euro. Insomma ce n'è per
tutti anche per Perù (26,8 milioni), Venezuela (16,1 milioni) e Libia (14,9 milioni).
E le banche? San Paolo-Imi si conferma per il secondo anno consecutivo la
“reginetta” delle “banche armate” tanto che nell'ultimo anno quasi triplica il volume
d'affari nel settore passando dai 164 milioni del 2005 agli oltre 446 milioni di euro del
2006. Nonostante la policy della banca vieterebbe l'appoggio a transazioni verso Paesi extra
Ue-Nato, l'istituto di credito torinese convoglia a sé quasi il 30% (29,9%) di tutte le
operazioni di incassi e pagamenti relative all'export di armi.
Segue BNP-Paribas che con 290,5 milioni di euro è la prima banca estera operante in
Italia attiva nel settore. Segue Unicredit, che dopo aver dichiarato nel 2001 di voler
cessare questo tipo di operazioni da due anni ricompare con quote rilevanti nella lista (86,7
milioni di euro nel 2006). E poi
la BNL
(Banca nazionale del lavoro) che addirittura accresce del 33% il proprio volume d'affari
rispetto al 2006 portandolo ad oltre 80,3 milioni di euro. In diminuzione le operazioni della Deutsche
Bank (78,3 milioni di euro), mentre ritorna alla grande una vecchia conoscenza delle
"banche armate": il Banco di Brescia che riceve incassi per oltre 70 milioni
di euro. In crescita anche Commerz Bank (74,3 milioni di euro) che va acquistando quote
sempre più rilevanti in questo settore.
La Banca
popolare italiana passa da
14 a
60 milioni e guida il gruppo di tutte le banche al di sotto dei 60 milioni di euro.
Preoccupante, in questa fascia, la ripresa delle operazioni di Banca Intesa che con i
163mila euro del 2005 sembrava onorare la policy di "non partecipazione" al settore:
nel 2006 realizza invece incassi per 46 milioni e l'Istituto capitanato da Bazoli dovrà ora
affrontare la sfida della fusione con SanPaolo-Imi, prima "banca armata" d'Italia.
Da segnalare anche la presenza di Banca popolare di Milano (17 milioni di euro -50%
dallo scorso anno), al centro di una
grossa discussione insieme a Banca Etica di cui è socia fondatrice e per la quale opera
anche all’interno di Etica Sgr e della gestione fondi.
Infine, una nota lieta, forse l'unica del Rapporto 2006: la drastica discesa da
133 a
36 milioni di euro delle autorizzazioni riferite a Banca di Roma: un segno - vogliamo
augurarcelo- che la partecipazione ai convegni organizzati dalla Campagna ‘banche armate’
ha un effetto positivo sui vertici delle banche.
Giorgio Beretta
(Unimondo - Campagna di pressione alle "banche armate")
Altri articoli di approfondimento sul sito: www.banchearmate.it
*Nota:
La Tabella
“M” del Volume I (Rapporto della Presidenza del Consiglio) riportava
nella sua versione iniziale un grafico delle “Autorizzazioni all’esportazione
definitiva” nel quale i valori degli anni 1997-2000 erano stati calcolati
"deflazionandoli" più volte col risultato di rendere il grafico sempre più
sbagliato. Da quel grafico appariva che le autorizzazioni definitive rilasciate dal Governo
nel 2006 erano dello stesso ordine di grandezza del 1999: niente di più errato sia
considerando i valori correnti che i valori deflazionati (c.e.) che il grafico avrebbe inteso
riportare. Abbiamo ritenuto pertanto utile segnalare al Ministero l'errore (e il
grafico della Tabella M ora è stato corretto) e fornire fin da subito ai nostri
lettori il grafico esatto coi valori correnti (non deflazionati) tutti riportati in euro
comprensivi delle autorizzazioni rilasciate dal Ministero della Difesa oltre che dal Ministero
degli Esteri che, insieme, offrono il quadro globale delle autorizzazioni rilasciate nei
diversi anni
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