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"Braccianti a cinque anni nei campi di mirtilli per rifornire Wal Mart"  
  L'America "scopre" lo sfruttamento minorile. Un'inchiesta della Abc apre la strada agli ispettori
del lavoro. E scattano le denunce. Huma Rights Watch: "Molte aziende utilizzano i figli degli immigrati".

tratto dal sito
http://www.dirittiglobali.it del 3 novembre 2009 fonte "La Repubblica" a firma Federico Rampini 

NEW YORK - Suli è stata filmata mentre riempiva due cesti di mirtilli. «Le dita così piccole sono le più efficienti per raccogliere i frutti di bosco», è il commento del video sequestrato dagli inquirenti. Suli ha cinque anni. La sua non è una storia di sfruttamento minorile che arriva dalla Cina o dal Bangladesh. Con i due fratelli di sei e sette anni Suli, messicana, lavora in un’azienda agricola del Michigan. Nel cuore industriale degli Stati Uniti, a due passi dalla capitale mondiale dell’automobile, Detroit. Quei mirtilli raccolti da un esercito di schiavi bambini, fino a ieri erano in vendita regolarmente sugli scaffali di Wal Mart, la più grande catena americana di ipermercati.

Uno scandalo alla luce del sole. Non solo quello dell’immigrazione cosiddetta "clandestina" su cui si regge l’agricoltura più ricca del pianeta, dalla raccolta dei pomodori in California a quella delle arance in Florida. Ma anche lo scandalo dei bambini costretti in massa ad aiutare i genitori, "latinos" senza documenti né diritti. Assoldati alla giornata, con un imperativo: produrre il massimo, risparmiare sui costi, consentire a Wal Mart di attirare i consumatori con prezzi ipercompetitivi. Perfino le leggi federali sul lavoro trasudano menzogna. «I bambini sotto l’età di 14 anni - si legge nei codici - al di fuori degli orari scolastici possono aiutare i genitori nei lavori dei campi, purché in mansioni non pericolose». Un linguaggio ipocrita. Sembra descrivere un’Arcadia di piccole fattorie dove i bambini, una volta finiti i compiti, raggiungono mamma e papà per dare una mano nell’orto.

«La verità - denuncia Lois Whitman di Human Rights Watch - è che la stragrande maggioranza dei bambini nell’agricoltura non lavorano nella proprietà dei genitori. Sono braccia in affitto anche loro, sfruttati da grandi aziende, esposti ai pericoli della meccanizzazione e ai danni per la salute dall’uso intensivo dei pesticidi». Solo ora uno di questi colossi dell’agrobusiness è finito sul banco degli imputati. È il gruppo Adkin Blue Ribbon, basato nel Michigan: nelle sue tenute è stata filmata Suli mentre raccoglieva i mirtilli. Lo ha fatto una troupe televisiva del network Abc, allertata dalle ong per la tutela dei diritti umani.

Soltanto dopo che l’Abc ha mandato in onda il suo documentario sulle "piccole mani" alla raccolta dei mirtilli, l’ispettorato federale al Lavoro si è finalmente deciso a visitare i campi della Adkin. Alla prima visita in quei campi di mirtilli i federali hanno subito scoperto un bambino di 11 anni che era già al lavoro da tre. Altri casi sono venuti alla luce rapidamente. Wal Mart in un comunicato ha annunciato «la sospensione di ogni acquisto da Adkin, in attesa delle conclusioni del nostro comitato etico». Ma nella gara dell’ipocrisia la medaglia spetta alla stessa Adkin. «Stiamo indagando - afferma l’azienda agricola - per capire che cosa ci facevano i bambini in quel campo. Càpita che i genitori si facciano aiutare, a nostra insaputa». Finirà che è colpa loro. In tempi di alta disoccupazione e tensione anti-immigrati, sarebbe ineccepibile.


Bambini di 5 anni al lavoro. Choc nel Michigan agricoloPartecipavano alla raccolta dei mirtilli con genitori messicani.

Tratto da http://www.lastampa.it del 03 novembre 2009 a firma di Glauco Maggi

Tuli ha cinque anni, e i due secchi zeppi di mirtilli sono così pesanti che li trascina a fatica, la schiena piegata. I suoi fratellini di sette e otto anni, che glieli hanno riempiti, sono ancora sul campo, e la raccolta continua. Non lontano, anche mamma e papà sono chini all’opra. Le immagini, riprese dalla Tv Abc, non sono la scena dello sfruttamento minorile antico e socialmente accettato, quello familiare che è sempre fiorito nelle campagne di tutto il mondo: gli adulti che fanno il lavoro pesante, i più piccini che aiutano nella bella stagione, quando non ci sono i compiti.

Ma neppure sono l’immagine della stranota degenerazione del business delle multinazionali: quelle che operano nel terzo mondo sui teatri della povertà che ha tante braccia e tanta fame, e dove va in onda lo sfruttamento «mediato» dagli operatori locali con pochi scrupoli. No, Tuli e i suoi fratellini sono in Michigan, Usa, e ciò che sta succedendo loro è di essere i testimonial della nuova illegalità global nei rapporti di lavoro: quella di una immigrazione regolare che importa lo sfruttamento infantile. Cioè le famiglie dei contadini chiamati dal Messico (che è parte del patto Nafta con gli Stati Uniti e il Canada) o da altri paesi sudamericani a fare il raccolto per le imprese agricole industrializzate: e loro si portano nei campi i figli piccoli, con le manine della misura giusta per essere più precisi nello staccare i minuscoli frutti blu. Il Michigan è una mecca, lo stato che è in testa tra tutti e 50 quanto a produzione di mirtilli: 50 milioni di chili l’anno passato.

Ora che è scoppiato lo scandalo, le grandi catene al dettaglio che comprano frutta dalla Adkin Bleu Ribbon Packing Co, la società nei cui campi sono stati sorpresi al lavoro Tuli e i suoi giovanissimi «colleghi», hanno sospeso gli acquisti. Wal Mart, il colosso della distribuzione che è il più famoso tra i clienti della Adkin (le altre reti di empori sono la Kroger e la Meijer ) ha detto tramite un portavoce che non comprerà più nulla «fino a quando non si conoscerà l’esito delle indagini condotte dal nostro team che valuta l’etica dei nostri fornitori».

Le rivelazioni sulla presenza di minorenni nelle fattorie dello Stato dell’auto hanno fatto seguito a sopralluoghi di agenti federali nella aziende agricole locali: in oltre la metà dei casi sono state riscontrate irregolarità legate all’impiego di forza lavoro minorile o violazioni negli standard abitativi per le famiglie di immigrati impiegate. Secondo i gruppi di attivisti per i diritti umani i bambini sono abitualmente costretti a lavorare dagli stessi genitori: così le famiglie immigrate guadagnano qualcosa in più, mentre i manager delle ditte riescono a tenere bassi i prezzi della frutta per soddisfare le pretese delle catene commerciali a spuntare condizioni ultrafavorevoli. Quelle, peraltro, che consentono poi a Wal Mart e ai concorrenti di offrire i prezzi più contenuti alla clientela.

Il direttore generale della Adkin Tony Marr ha ufficialmente assicurato che la sua azienda non permette il ricorso ai bambini nelle sue fattorie: «Wal Mart, Kroger e Meijer sono clienti molto grandi e importanti per noi, e stiamo cooperando con loro nel fornire le informazioni che la nostra squadra interna di investigatori sta raccogliendo. Dobbiamo capire che cosa stessero facendo lì i bambini», ha detto. Non c’è un grande mistero, per la verità. Un ragazzino di 11 anni ha già ammesso che sta lavorando per la Adkin da almeno tre anni, e gli agenti del governo hanno pescato quattro giovanissimi «contadini» durante una loro visita a sorpresa nel luglio scorso. Almeno due di loro avevano meno di 12 anni, e uno dei due ne aveva sei. I controlli federali in 35 fattorie del Michigan hanno già portato in passato a multe per violazioni sul lavoro minorile. E la Adkin ha dovuto pagare 5500 dollari per irregolarità sia nell’uso di bambini sia per il non rispetto degli standard abitativi.

La legge federale non permette a minorenni con meno di 12 anni di lavorare nelle campagne. Ragazzini di 12 o 13 anni possono essere impiegati per lavori non rischiosi quando hanno assolto i loro impegni scolastici, a patto che lavorino nella stessa azienda agricola assieme ai genitori, o abbiano il loro permesso scritto. Al di fuori del settore agricolo, per ogni altra occupazione l’età minima è di 14 anni.