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Dati preoccupanti giungono da una ricerca on line effettuata dal governo
britannico su più di 1.000 genitori intervistati: un quarto dei piccoli risulta soffrire di
un ritardo dello sviluppo del linguaggio che pare associato alla visione della tv.
Ancor
più preoccupante il dato associato a tale problema: una famiglia su quattro ha ammesso di
tenere la tv accesa per la maggior parte del tempo o per tutto il giorno. Fra i bambini di 1 o
2 anni, 1 su
10 ha
la tv nella propria cameretta, dato che sale a 3 su 5 fra bambini di 5-7 anni. I risultati di
questo studio confermerebbero le conclusioni di una ricerca dell'Università di Washington,
secondo la quale mentre la tv è accesa, i neonati tendono ad emettere meno suoni verbali e a
ricevere meno parole dai propri genitori.
Il linguaggio rappresenta il mediatore primario dell'interazione sociale e dei processi di
organizzazione del pensiero e costituisce la base per le successive acquisizioni cognitive,
sociali ed affettive. Processi mediati dal linguaggio sono utili infatti, fin dalla prima
infanzia, a mantenere l'intersoggettività e l'espressione emotiva, organizzare e modulare il
comportamento e il pensiero; lo sviluppo di abilità rappresentative, del linguaggio e della
memoria, permettono al bambino di elaborare vissuti di vulnerabilità, paure e rabbia ed
assumere presto un ruolo centrale nella definizione del sé e nella regolazione degli affetti.
Attualmente gran parte degli studiosi concorda nel ritenere che l'apprendimento del linguaggio
dipenda dall'azione combinata di fattori neurobiologici (genetici, congeniti, postnatali),
psicologici ed ambientali.
Ciò significa che fattori culturali, ambientali e fattori genetici, condivisi nell'ambito
familiare, concorrono all'espressione di un disturbo del linguaggio. Si può ipotizzare che
l'utilizzo di una "tv-balia" sottrarre il bambino a stimoli non solo di tipo
linguistico ma anche cognitivo ed emotivo, privandolo di quelle esperienze utili ad acquisire
un armonico sviluppo. Pertanto è da sconsigliare l'utilizzo improprio della tv, incoraggiando
piuttosto una modalità di tipo "guidato" e "interattivo", privilegiando
la scelta di programmi educativo-didattici adeguati all'età del bambino, riducendo comunque
al minimo il tempo trascorso davanti all'apparecchio televisivo.
Fonte: Il Tempo.it
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