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Con il
supporto degli esperti del Royal Children Hospital di Melbourne sono state stilate linee guida
riguardanti l'utilizzo della tv per i piccoli utenti. Queste linee guida diventano vincolanti
per gli nidi e scuole materne australiani e prevedono il divieto per i bambini da
0 a
2 anni e non oltre un'ora al giorno per i piccoli da
2 a
5 anni. Secondo la rivista Nature i bambini tra i 6 mesi e i tre anni che guardano la
televisione ogni giorno, quando raggiungono i sei anni di età sono più aggressivi, hanno un
vocabolario più povero e hanno meno concentrazione dei loro coetanei. Ormai è chiaro che ai
più piccoli
la TV
non fa bene. Su questo tema anche in Italia, a ritmi più lenti qualcosa si muove. Al XXIII
Festival internazionale di cinema e televisione, il presidente dell'Agcom (Autorità per le
garanzie nelle comunicazioni) Corrado Calabrò ha annunciato lo studio di misure per
proteggere i bambini in età da
0 a
3 anni dai rischi che derivano dalla fruizione passiva dei programmi televisivi.
Ma
che ne pensano i pediatri?
In questa intervista, Giuseppe
Primavera, pediatra dell'Associazione Culturale Pediatri che per l'ACP si è occupato del
rapporto tra sviluppo del bambino e mezzi di comunicazione spiega meglio quali problemi
può creare la televisione
nei bambini in età prescolare.
Dottore, ma è davvero pericolosa
la TV
per i bambini molto piccoli?
"Già dal
2001 l
'Accademia Americana di Pediatria consiglia di evitare la visione di programmi televisivi ai
bambini di età inferiore ai 2 anni e di limitare l'esposizione a meno di due ore al giorno ai
bambini maggiori di 2 anni. Allo stato attuale nessuno studio è stato in grado di dimostrare
effetti positivi associati a una esposizione precoce alla TV (linguaggio, capacità attentive
e cognitive) ci sono però degli indizi abbastanza precisi, che dovrebbero indurci quanto meno
a riflettere sul ruolo svolto dalla TV su alcuni comportamenti negativi, come l'aggressività
e la violenza.
Quali studi conosciamo?
"Benché la maggior parte delle ricerche sia focalizzata su bambini in età scolare e
adolescenti, un corpo crescente di letteratura riguarda gli effetti sui bambini in età
prescolare. E' interessante un articolo pubblicato sulla rivista Pediaytrics (2009;123:e370-5)
dal titolo Television viewing in infancy and child
cognition at 3 years of age in a US color di ME Schmidt. In questo studio
prospettico è stata esaminata una coorte di 872 bambini, le cui madri riportavano le ore
passate davanti alla TV. L'obiettivo era di studiare gli effetti della visione precoce della
TV sul linguaggio e sulle abilità visuo-motorie a 3 anni di età. Dopo il controllo di tutti
i fattori confondenti, ogni ora di televisione in più non era associata a miglioramento delle
capacità di linguaggio, misurate col Peabody Picture Vocabolary Test, né delle abilità
visuomotorie.
Ma
è vero che la televisione confonde il bambino?
"Schmidt ha anche dimostrato
l'effetto distruttivo della TV sul gioco infantile (Schmidt ME. Child Dev. 2008; 79:1137-51).
In questo studio sperimentale 50 bambini di 12-24-36 mesi giocavano per un'ora con
giocattoli. Nella prima mezzora scorreva in sottofondo un programma di giochi TV, nella
seconda mezzora
la TV
era spenta. I bambini guardavano
la TV
solo pochi secondi per volta e meno di una volta al minuto. Malgrado ciò
la TV
di sottofondo riduceva significativamente la lunghezza del gioco e l'attenzione, alterando così
il comportamento ludico, che tanta importanza ha nello sviluppo del bambino piccolo.
E i bambini più grandi come reagiscono davanti
all'influenza del piccolo schermo?E' stata studiata la relazione tra tempo di
esposizione alla TV e comportamento e abilità sociali in bambini di 5 anni e mezzo di età.
Gli autori concludono che per i bambini con forte esposizione alla TV solo nella prima
infanzia non è stata dimostrata relazione con esiti sociali e comportamentali, mentre
l'esposizione prolungata (più di 2h a 5.5 anni) è associata a minori abilità sociali.
Quali sono le conseguenze della pubblicità e della
TV violenta?
"Allo stato attuale nessuno studio è stato in grado di dimostrare effetti positivi
associati a una esposizione precoce alla TV come il linguaggio, le capacità attentive e
cognitive (Christakis DA. The
effects of infant media usage. Acta Pediatr.2009;98:8-16;) ci sono però degli indizi abbastanza precisi, che dovrebbero
indurci quanto meno a riflettere sul ruolo svolto dalla TV su alcuni comportamenti negativi,
come l'aggressività e la violenza. E' stato calcolato che i due/terzi dei programmi
contengono scene violente, e i protagonisti sono spesso attraenti, dotati di prestigio e
rimangono di solito impuniti; queste caratteristiche possono spingere giovani e giovanissimi -
specialmente i maschi - a imitare i loro beniamini e a considerare la violenza un modo normale
per risolvere i conflitti sociali. Inoltre i bambini sono sempre più esposti a programmi
destinati agli adulti, che contengono riferimenti al fumo, all'alcol e alle droghe, oltre a
immagini a esplicito contenuto sessuale. Bisogna anche tenere presente che solo verso i 6-7
anni i bambini sono in grado di distinguere tra realtà e fantasia, tra un programma di
intrattenimento e uno spot pubblicitario.
Molti
genitori usano
la TV
come baby-sitter...
"Bisogna prendere atto che l'uso della televisione è molto frequente nei bambini fin
dalla più tenere età e, aspetto ancora più grave, spesso guardano
la TV
da soli, con pochissime interazioni verbali con l'adulto. Se i programmi televisivi fossero
visti insieme (coviewing), se fossero l'occasione per una relazione con i genitori la loro
funzione potrebbe non essere lontana da quella dei libri o della musica. A questo proposito
vorrei ricordarle che l'Associazione Culturale Pediatri sostiene da 10 anni insieme
all'Associazione Italiana Biblioteche il progetto nazionale Nati per leggere, che propone alle
famiglie la lettura ad alta voce fin dai 6 mesi di vita del bambino. Leggere ad alta voce
influenza lo sviluppo delle abilità linguistiche nel bambino e lo sviluppo di competenze
emergenti, ossia quelle abilità che un bambino deve sviluppare prima di imparare a leggere e
scrivere. Tutto questo in un contesto privilegiato, che è quello del legame affettivo tra la
madre (o il padre) e il bambino. Questo intervento precoce riveste grande importanza in
contesti familiari svantaggiati, dove la promozione della lettura ad alta voce, specialmente
se accompagnata al dono del libro, promuove la literacy e si conferma uno strumento importante
di sostegno alla genitorialità. Spesso si associa l'uso esagerato della televisione con il
deficit di attenzione con iperattività...
E
le Kids TV? Non sono state studiate per un pubblico infantile?
"Il deficit di attenzione
con iperattività è un altro outcome molto studiato. Il problema principale delle Kids TV è
legato alla pubblicità. E' dimostrato che i ragazzi che guardano più televisione mangiano di
più fuori dai pasti principali, preferendo merendine, snack salati, patatine, bevande gasate
ai cibi sani e consumando in minore quantità frutta e latte. Molti ricercatori ritengono che
l'alimentazione inadeguata indotta dai messaggi pubblicitari e la sedentarietà dei ragazzi
che passano ore davanti alla TV o al computer siano tra le cause
principali dell'epidemia di obesità che sta colpendo molti paesi. Bisogna tenere presente che
i bambini fino a 5 anni non sono in grado di distinguere i programmi dalla pubblicità. Verso
i 7-8 anni imparano a identificare l'intento persuasivo della pubblicità, ma solo verso i 12
anni cominciano ad avere un atteggiamento critico verso i messaggi pubblicitari.
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