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ROMA -
Perché i bambini sono sempre più infelici? Gli insegnanti britannici si mobilitano per
comprendere le ragioni di una preoccupante tendenza alla depressione fra i ragazzi in età
scolare e intendono chiedere al governo, come anticipa l’Independent, una commissione
d’inchiesta sugli effetti negativi del carico eccessivo di compiti a casa (imposto dai
programmi ministeriali).
La mossa senza precedenti della autorevole "British Association of Teachers and Lecturers"
(Atl, Associazione dei Docenti e Professori) è la risposta a una serie di rapporti e studi
scientifici sulla fragilità dello stato mentale di molti dei sette milioni di studenti delle
"primary" e "secondary school" (dai 5 ai 16 anni) nel Regno Unito.
L’Independent pubblica i contenuti di una mozione - sulla salute mentale dei bambini in età
scolare e sulla pressione sociale a cui sono sottoposti - che sarà discussa alla conferenza
annuale dell’associazione, martedì prossimo, in cui gli insegnanti «prendono nota con
profonda preoccupazione che molti bambini nelle nostre scuole sembrano infelici e ansiosi».
Un’altra mozione che sarà sottoposta ai delegati dell’Atl avverte che «la disgregazione
sociale e le rotture familiari stanno nuocendo alla riuscita scolastica e alle performance di
scuole e istituti privati», mentre un terzo documento cita il numero crescente di studenti
portati al suicidio dalla «pressione accademica, sociale e dei coetanei».
E numerose ricerche, in effetti, hanno individuato di questi tempi un crescente malessere fra
i bambini, soprattutto quelli che frequentano le elementari. Nel febbraio 2007, l’Unicef ha
constatato che i ragazzini britannici sono i più infelici del mondo occidentale per via della
mancanza di una coesione sociale nel paese.
Poco dopo è uscita un’analisi approfondita di un team di studiosi di Cambridge, capitanati
dal professore Robin Alexander, che ha stimato a 3,5 milioni il numero di bambini affetti da
una preoccupante «perdità dell’infanzia». I professori di Cambridge attribuivano questa
terrificante statistica all’ondata di «comportamento anti-sociale, materialismo e culto
delle celebrità» che sta travolgendo le scuole elementari.
Un altro studio imputa il comportamento anti-sociale al rigido sistema di esami e test
scolastici imposto dal governo, basato su un utilizzo ossessivo degli incentivi al
raggiungimento di obiettivi. Risale a prima di Natale, il "j’accuse"
dell’Associazione dei Docenti e Professori contro le autorità, giudicate responsabili della
«morte del gioco e del divertimento» nei programmi ministeriali.
In questa stessa direzione, nella sua richiesta di una "Royal Commission" (una
commissione istituzionale indipendente), l’Atl individua nell’eccessiva quantità di
compiti a casa un forte elemento di pressione nei confronti dei bambini, che li renderebbe «infelici
e ansiosi». In tal senso, gli insegnanti chiederanno di rivedere il piano dei compiti a casa
per i 3 milioni e mezzo di studenti delle elementari e un’importante riduzione del carico di
studio per gli studenti delle secondarie.
Il lavoro domestico per gli studenti è aumentato in modo considerevole dopo l’insediamento
del Labour al governo nel 1997, quando l’allora responsabile dell’Istruzione del partito,
David Blunkett pubblicò per la prima volta le linee guida dell’esecutivo sulla quantità di
compiti a casa da assegnare ai bambini fra i quattro e i 16 anni. Nel documento, si
raccomandavano 20 minuti di studio ogni sera per i bambini di 4-5 anni, 20 minuti per quelli
di 6-7, e fra i 90 minuti e le due ore per i 16enni che si preparano al diploma. Un portavoce
del Dipartimento governativo per i bambini, le scuole e le famiglie ha precisato che «i
compiti a casa non sono un obbligo, semplicemente - ha aggiunto - incoraggiamo gli insegnanti
ad abituare gli allievi a lavorare anche fuori dalla classe».
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