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L'era automobilistica è in fase discendente. L'homo urbanis
riscopre, un po' per necessità un po' per virtù, i mezzi pubblici e la mobilità
sostenibile. Due articoli comparsi su Repubblica mercoledì 14 maggio, danno la stessa lettura
del fenomeno, da due angoli privilegiati del mondo industriale: gli Stati Uniti e il Giappone.
Secondo Federico Rampini, in Giappone ormai il fenomeno è dilagante. I profitti della Toyota,
prima casa automobilistica al mondo quest'anno sono calati del 28%. E le vendite di tutto il
settore nel mercato nipponico, rispetto al 1990, sono inferiori del 30%. Tutti i venditori di
automobili sono preoccupati per la perdita di appeal del vecchio status symbol dell'automobile
sul pubblico giovanile. Su un quotidiano economico giapponese, dice Rampini, leggiamo che solo
il 25% dei giovani maschi ventenni e trentenni ambisce ancora ad acquistare un auto. Sono più
attratti a viaggi sul web piuttosto che sull'asfalto. A Tokyo, comunque sia, i mezzi
funzionano bene, le metropolitane sono super efficienti e arrivano dappertutto.
Una rivoluzione nel modo di concepire la mobilità che contagia anche gli Stati Uniti, paese
notoriamente assetato di petrolio, dove l'80% degli adulti possiede un automobile di grossa
cilindrata. La causa primaria è l'aumento del prezzo del petrolio (il 66% è importato da
paesi canaglia), ma chissà che anche gli americani non riscoprano il piacere della mobilità
sostenibile. Vittorio Zucconi, sempre dalle pagine di Repubblica, ci racconta che oltreoceano
si sta riscoprendo il trasporto pubblico, con un incremento costante del numero dei passeggeri
di ogni razza, religione o classe sociale. Un impennata che arriva al 15% in certi Stati del
Sud, dove la "decrescita" è ormai obbligati. E per quest'anno flop storico dei
tanto amati Suv, con un milione e mezzo di vetture non vendute!
La decrescita è in agguato. Spetta a noi decidere se sarà più o meno felice.
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