"Automobile ad aria compressa alla Tata"
Tata Motors e l'azienda tecnologica, MDI francese, firmano
un accordo
tratto dal sito www.ecoage.it del 6 febbraio 2007 a firma di
Andrea
|
L'automobile ad aria compressa, conosciuta anche come Eolo, ogni tanto
torna a far parlare di sé. Venne presentata al grande pubblico nel 2001 dal suo creatore,
l'ingegnere francese Guj Negre. L'aria compressa sparata nei pistoni da speciali bombole sotto
pressione avrebbe generato il medesimo movimento originato dallo scoppio, facendo muovere
l’automobile con un'autonomia di 200km in città e una velocità massima di 100- IL
COMPLOTTO DELL’ARIA COMPRESSA
Dipartimento di Chimica, Università di Firenze Siamo
in una situazione in cui il problema dell’esaurimento delle risorse, quelle energetiche
tradizionali in primo luogo, non si può più considerare come qualcosa di remoto e che non ci
riguarda. Il fatto che il problema stia cominciando a porsi porta a due reazioni emotive; la
prima è di negare che il problema esista l’altra che il problema si risolverebbe facilmente
se non fosse per il complotto del governo/compagnie petrolifere/multinazionali/alta
finanza/gnomi di Zurigo o chi altro che affossano qualche meravigliosa soluzione tecnologica
che altrimenti tutti già utilizzerebbero invece del petrolio. Ci
sono molte ben note bufale in questo campo, fra le quali citiamo a mo’ di esempio l’
“energia orgonica”, l’ “energia di punto zero” e vari altri casi che si riducono
alla fine dei conti al buon vecchio moto perpetuo. Andremo invece a esaminare in un certo
dettaglio un caso più complesso e più difficilmente valutabile, quello della vettura
stradale ad aria compressa, che è stato definito una “bufala” da alcuni ma che si
presenta anche come una possibile cosa seria. Questo veicolo è noto col nome di “EOLO,”
prototipo progettato e brevettato dall’ing. Negré e promosso e propagandato dalla ditta MDI
del Lussemburgo. E’ interessante notare la reazione all’annuncio di
questo oggetto come la si può vedere nei vari forum che si occupano di energia, ambiente e
inquinamento. Di solito, c’è sempre qualcuno che non aveva mai sentito parlare della Eolo e
che annuncia la grande “novità” della vettura ad aria compressa con entusiasmo, a volte
come l’arrivo di una vera e propria nuova era ecologica. La reazione si suddivide fra
commenti altrettanto entusiasti da una parte, mentre da un’altra si denuncia il fatto che la
macchina ad aria compressa semplicemente sposta il problema dell’inquinamento dal tubo di
scappamentto alla centrale elettrica, senza risolverlo. Una frazione dei commentatori esprime
dubbi sulla fattibilità tecnica del concetto e fa notare come non esiste nessuna prova che
l’oggetto in questione sia in grado di dare veramente le prestazioni conclamate. Qualcuno
parla francamente di “bufala” e di “imbroglio”. A questo, gli entusiasti rispondono
che se Come possiamo valutare questo pasticcio di proclami e
controproclami? I dati disponibili riguardo a effettive prove su strada della Eolo, della
quale sembra esistano pochissimi esemplari, sono molto scarsi. Una cosa che possiamo dire è
che Possiamo escludere senz’altro che questo sia il
risultato di qualche complotto, altrimenti i costruttori avrebbero smesso di lavorare anche su
tutte le altre soluzioni. Piuttosto, il fatto di scartare a priori l’aria compressa deve
essere il risultato di una stima dai principi fisici di base. Proveremo ora a fare, appunto,
questa stima. Teniamo conto che questo tipo di stima non sostituisce né uno studio
ingegneristico completo né i test sperimentali, ma ci serve per definire in quale ordine di
grandezza ci muoviamo e che cosa possiamo aspettarci. Potrebbe la macchina ad aria compressa
fare concorrenza come autonomia a una macchina tradizionale a benzina o diesel? Oppure
rientriamo nel settore delle “microvetture da città” a bassa velocità e scarsa autonomia
come quelle a batteria? Quello che segue è moderatamente tecnico e il lettore non interessato
ai dettagli può semplicemente saltare questa sezione per andare direttamente alla sezione
“conclusioni” Veicoli ad aria compressa. La tecnologia dell’aria compressa non è certamente
cosa nuova. Se vogliamo andare alle radici storiche dell’idea, possiamo addirittura risalire
al periodo alessandrino, quando gli ingegneri del tempo sperimentarono delle catapulte ad aria
compressa. Si scontrarono però per la prima volta con i problemi della gestione termica della
compressione e dell’espansione; fra le altre cose gli prendeva fuoco il catrame usato per
sigillare i cilindri pieni d’aria. Alla fine dei conti, le catapulte tradizionali ad arco o
a tendine di cavallo funzionavano molto meglio. Verso la seconda metà dell’800 si
cominciarono a costruire delle locomotive ad aria compressa per usi particolari, per esempio
per trasporto nei tunnel delle miniere. Queste macchine non riuscirono mai a far concorrenza
alle macchine a vapore tradizionali e questo la dice lunga sulle difficoltà della cosa, dato
che l’efficienza dei motori a vapore è notoriamente infame. Non si riportano casi storici
di vetture stradali azionate ad aria compressa. Oggi, l’aria compressa come sistema di
immagazzinamento di energia ha ripreso interesse nei sistemi cosiddetti “CAES” (compressed
air energy storage). Questi sistemi utilizzano cavità sotterranee per immagazzinare grandi
quantità di aria compressa a pressioni relativamente basse. Vengono utlizzati in combinazione
con sistemi di turbine a gas di grandi dimensioni. La tecnologia CAES non è adatta per
applicazioni mobili. Mancando veicoli ad aria compressa circolanti su
strada, i dati disponibili sono necessariamente incerti. Per questa ragione potremo solo dare
una valutazione di massima, di ordine di grandezza,
senza pretendere di arrivare a delle conclusioni esatte. Questi dati di ordine di grandezza ci
permetteranno comunque un confronto con altre tecnologie
veicolari. Occorre anche definire i criteri di giudizio. Sostanzialmente ci sono due parametri
tecnologici principali da considerare, uno è l’efficienza di “ciclo di vita” ovvero con
quanta efficienza il veicolo utilizza l’energia primaria di partenza – di solito energia
elettrica generata da una centrale termica. L’altro è il rapporto peso/energia trasportata
del veicolo stesso, che ne determina la capacità di trasporto e l’autonomia. Non possiamo
poi trascurare la questione dei costi e, per finire, ci limiteremo nella valutazione a
tecnologie che siano disponibili sul mercato, tralasciando
nuove tecnologie, possibili ma incerte. Consideriamo per prima cosa la questione
dell’efficienza di ciclo di vita. Senza andare in calcoli dettagliati, diciamo che in
confronto a un sistema che usa direttamente un motore elettrico, un sistema come quello EOLO
deve prima comprimere l’aria mediante un compressore (ovvero un motore elettrico) per poi
utilizzarla per mandare un motore a pistoni. Questo porta necessariamente a una perdita di
efficienza, ulteriormente aumentata dal fatto che il motore a pistoni della Eolo viene
dichiarato come avente un efficienza del 70% contro l’efficienza di oltre il 90% dei motori
elettrici moderni. Questa minore efficienza del veicolo ad aria compressa sarebbe tuttavia
sopportabile se ci fossero in cambio di prestazioni superiori in termini di autonomia, che è
oggi il punto debole delle vetture elettriche. L= nRT ln(Pf/Pi) dove i suffissi “i” e “f” stanno per
“iniziale” e “finale.” Risulta dalle descrizioni della MDI che Possiamo confrontare questo valore con quello delle
batterie elettriche (vedi, p. es. http://www.batteryuniversity.com/partone-3.htm).
Abbiamo circa 30-50 Wh/kg per le batterie al piombo tradizionali, circa 80-100 Wh/Kg per le
batterie al Ni/Cd e circa 100-130 Wh/Kg per le batterie al litio - polimero. Quindi,
potenzialmente l’aria compressa potrebbe fare altrettanto bene delle batterie tradizionali
al piombo, meno bene delle batterie al litio-polimero e decisamente meno bene al confronto dei
combustibili tradizionali, benzina e gasolio, che immagazzinano fino a 10 kWh/kg (è questo,
incidentalmente, il fattore che rende accettabile, al momento attuale, l’utilizzo di motori
inefficienti come quelli a pistoni a combustione interna.) Il calcolo di cui sopra quantifica l’energia immagazzinata
dall’aria compressa ma la cosa importante è quanta di questa energia può essere
effettivamente sfruttata. Per prima cosa, consideriamo che il motore ad aria compressa deve
necessariamente funzionare a una pressione superiore a quella atmosferica, per cui non si può
sfruttare tutta l’aria immagazzinata nelle bombole. Se, per esempio, in condizioni di regime
il pistone richiede una pressione di 40 bar, questo vuol dire che il 20% dell’energia
immagazzinata a 200 bar non potrà essere utilizzata. Come ulteriori elementi di svantaggio
per l’aria compressa, notiamo la minore efficienza del motore ad aria rispetto a quello
elettrico, già citata prima (70% contro >90%). Notiamo anche che una vettura elettrica ha
la possibilità di recuperare energia in frenata, possibilità che viene implementata in molte
delle vetture elettriche sul mercato. Questo recupero è possibile, in teoria, anche per
l’aria compressa, ma molto difficile in pratica per le complicazioni meccaniche associate e
non sembra che questa possibilità sia stata implementata nella Eolo. Per finire, il punto forse più importante è che
sarebbe possibile recuperare tutta l’energia immagazzinata in un gas compresso solo se si
potesse fare avvenire l’espansione a temperatura costante (“isoterma”). Viceversa, un
gas si raffredda quando si espande e questo diminuisce di parecchio il lavoro che se ne può
estrarre. Questo tipo di espansione si dice “adiabatica”. Utilizzando le appropriate
formule, si trova che per un’espansione puramente adiabatica, l’energia effettivamente
sfruttabile dal gas potrebbe essere ridotta di un fattore 10 circa rispetto al caso isotermo.
Nella pratica, l’espansione del gas può essere fatta in stadi, lasciando progressivamente
riscaldare il gas. Questo tipo di espansione viene detta “politropica” e le formule che
descrivono l’energia utile ottenibile dipendono dalla differenza di temperatura, dalla
capacità termica del gas e da un “fattore politropico” che dipende dalle condizioni di
espansione. E’ difficile dire che livello di efficienza possa raggiungere l’espansione
politropica del sistema della Eolo, ma sicuramente non sarà pari a quella del ciclo ideale
isotermo e potrebbe essere, in effetti, molto inferiore. A questo riguardo, si pone il problema di come Le incertezze inerenti ai pochi dati disponibili sono
tali che non possiamo arrivare a dei numeri precisi, ma possiamo comunque arrivare a
concludere che: una vettura ad aria compressa ha efficienza e prestazioni dello stesso ordine di grandezza
(e probabilmente inferiori) di quelle di una vettura a batteria al piombo e sicuramente
inferiori a quelle di una vettura con batterie al litio. Queste prestazioni non sono neanche
lontanamente comparabili a quelle di una vettura con motore tradizionale a benzina o a
gasolio. Conclusioni. Per il momento, l’aria compressa come mezzo di
stoccaggio di energia si presenta come pratica soltanto per grandi volumi, ovvero per sistemi
stazionari di grande potenza. Non è da escludere che sia possibile costruire un veicolo ad
aria compressa utilizzabile in certe condizioni. Il sistema ad aria compressa avrebbe
l’indubbio vantaggio del numero quasi infinito di cicli di carica/ricarica delle bombole, ma
risulterebbe senza vantaggi significativi (e probabilmente in svantaggio) in termini di
prestazioni rispetto alla tecnologia tradizionale delle batterie al piombo e quasi sicuramente
svantaggioso rispetto alla nuova generazione di veicoli a batteria al litio (tipo Toyota Prius).
Possiamo dunque scartare senza problemi l’ipotesi
che il fatto che oggi non possiamo comprare D’altra parte, anche se si vendesse dai
concessionari, la vettura ad aria compressa non risolverebbe il problema che ci troviamo di
fronte, ovvero di eliminare l’attuale parco macchine inefficienti e inquinanti,
sostituendolo con veicoli a “emissioni zero” se possibile alimentati da fonti rinnovabili.
Purtroppo, gli acquirenti sono abituati ai motori a combustione interna a benzina o a gasolio
e non sembrano minimamente interessati a passare a veicoli che, pur non inquinanti, non danno
le stesse prestazioni e non hanno la stessa autonomia. Anzi, negli ultimi anni il mercato si
è sempre più orientato verso veicoli dispendiosi e inefficienti, quali gli “Sport Utility
Vehicles”; SUV, rifiutando di dare spazio ai veicoli a batteria. La vettura ad aria
compressa non avrebbe speranze di fare di meglio. Di fronte a questa situazione, lascia perplessi
l’aggressiva strategia di marketing della MDI. Che senso ha vendere licenze per la
costruzione di un veicolo che per il momento non circola su strada e non esiste sul mercato?
Che senso ha promuovere con tanta insistenza una tecnologia che non ha prestazioni superiori a
quelle delle vetture a batteria che, per il momento, non riescono a quadagnarsi una fetta di
mercato significativa? Tralasciando di addentrarsi nei sospetti peggiori,
forse è comunque il caso di dire anche qualcosa di buono della piccola Eolo, che ha il merito
di aver generato un dibattito sulla necessità di auto veramente a “emissione zero” per i
centri urbani. La situazione di inquinamento è oggi tale da configurarsi come una vera e
propria epidemia. Il Comitato sugli effetti sanitari dell’inquinamento atmosferico in Gran
Bretagna (COMEAP, 2001) ha stimato che l’inquinamento da PM10 nelle aree urbane
dell’Inghilterra provochi 8.100 morti ogni anno e 10.500 ricoveri ospedalieri; questo danno
è esprimibile anche come una diminuzione della speranza di vita media compresa tra 2 e 20
mesi per ciascun cittadino, attribuibile all’inquinamento atmosferico. In media, è quasi un
anno di vita in meno per ciascuno di noi e questo è soltanto per i danni causati dalle
polveri sottili. E’ comprensibile, dunque, l’entusiasmo di molte persone di fronte a
quella che si presenta come una soluzione. Tecnicamente, è molto probabile che La cosa importante, comunque, è analizzare le
soluzioni senza credere nè nei miracoli nè nei complotti. Ci sono tecnologie buone, altre
meno buone, e alcune pessime. La scelta fra una SUV sprecona e inquinante e una microvettura
leggera e pulita dovrebbe essere ovvia (ma, per qualche ragione, non lo è per tutti). L’autore ringrazia il sig. Vito Ciavarella e per i
suoi commenti e il sig. Sandro Kensan per la correzione di un errore di calcolo in una
versione precendente. Segnala anche la discussione di Sandro Kensan sull’argomento, che si
trova a http://www.kensan.it/articoli/Eolo.php.
Kensan usa dati leggermente diversi da quelli usati qui, ma arriva a conclusioni
sostanzialmente uguali. Commenti e suggerimenti su questo articolo sono
benvenuti a: |
|
||||||||||||||