|
L’«arte-terapia», finora considerata come efficace tecnica
riabilitativa e di sostegno per chi soffre di disturbi psicologici, si rivela ora un’arma in
grado di migliorare la qualità di vita dei malati di cancro. Sono infatti sempre più
numerose i medici e i pazienti che credono nel valore curativo dell’esercizio artistico per
la sofferenza psicologica che spesso accompagna il percorso di chi ha un tumore, dal forte
impatto emotivo della diagnosi alle varie difficoltà che insorgono durante il periodo dei
trattamenti.
L’arte, nelle sue varie sfaccettature, è per gli specialisti un mezzo che aiuta la
riapertura dei canali della comunicazione personale, una medicina utile al riequilibrio
psico-fisico. Il motivo lo spiega Carla Ripamonti,
responsabile del laboratorio di arte-terapia dell’Istituto
Nazionale Tumori (Int) di Milano, attivo dal 2003: «Non si vince la battaglia
contro il cancro se si ignorano i suoi riflessi sulla psiche. Di fronte alla malattia, il
senso dell’esistenza viene bruscamente messo in crisi: scopriamo di essere mortali e
vulnerabili e ciò che spesso prende il sopravvento è un grande senso di solitudine, di
paura, a volte persino di rabbia. Per questo non bastano l’intervento chirurgico, la chemio
o la radioterapia».
E l’arte-terapia si dimostra un rimedio efficace per curare l’anima, soprattutto dei
lungo-sopravviventi (così si definiscono, in termine tecnico, le persone che sono guarite
dopo un tumore), ma può essere d’aiuto anche per i pazienti ricoverati o in fase terminale.
Prosegue l’oncologa milanese: «Disegnare, dipingere, ascoltare musica, lavorare la creta,
danzare, cucire… aiutano ad affrontare meglio la malattia. I pazienti scelgono liberamente
l’attività che preferiscono e vengono assistiti da un operatore qualificato nell’uso
terapeutico di quella determinata forma artistica. Lo scopo è quello di far
emergere le sensazioni e dar sfogo a quelle negative: per questo serve personale
specializzato. E il sostegno di uno psico-oncologo».
Alcune ricerche internazionali hanno documentato che i malati avvertono
meno il dolore durante l’attività artistica (con una generale riduzione del
consumo di analgesici) e che molti ricorrono a questa “terapia” prima di affrontare il
ciclo di chemio, per combattere quella “nausea anticipatoria” che li colpisce alla sola
idea di doversi recare in ospedale per sottoporsi al trattamento. In particolare, la
musico-terapia può migliorare l’umore ed è un valido mezzo di rilassamento, mentre la
“danza-movimento” – che consiste in una serie di gesti armonici, più che in un vero e
proprio ballo – contribuisce a far recuperare il senso del proprio corpo a chi soffre per i
cambiamenti fisici legati al tumore (le donne operate di mastectomia al seno, ad esempio, o
gli stomizzati dopo un carcinoma colon-rettale).
L’arte-terapia - sostiene uno degli
studi clinici finora condotti sull’argomento - può aiutare i pazienti oncologici
ad alleviare lo stato d’ansia e di panico che talvolta li opprime, perchè la distrazione più
o meno “ludica” allontana la mente dal pensiero ossessivo della malattia. La ricerca,
guidata da Judith Paice, ha coinvolto, nel 2006, cinquanta pazienti del Northwestern Memorial
Hospital di Chicago (Stati Uniti) per quattro mesi e ha rivelato una significativa riduzione
di otto dei nove sintomi principali misurati attraverso
la Edmonton Sympton
Assessment Scale (Esas), una tecnica che consente di valutare disturbi come stanchezza,
depressione, ansia e mancanza di appetito.
Negli Stati Uniti e in Canada l’esercizio artistico e le terapie spirituali (come preghiera
o meditazione, utili supporti per calmare angoscia e dolore) sono pratiche spesso affiancate
ai tradizionali trattamenti anti-cancro. In Italia, invece, sono disponibili laboratori
artistici solo all’Int di Milano, all’Azienda ospedaliera San Giovanni Battista -
Molinette di Torino e presso
la Lega Tumori
di Firenze. «Si potrebbe ampliare in tempi rapidi l’offerta – conclude Ripamonti, – ma
è indispensabile dotarsi di personale specializzato».
E i vantaggi non sarebbero limitati ai pazienti: il
laboratorio artistico potrebbe organizzare corsi anche per il personale
medico-infermieristico, con lo scopo di ridurre lo stress e di riacquistare la serenità, e
per i familiari dei malati, sottoposti a grandi pressioni emotive. Già esistono, poi,
progetti a sostegno dei parenti che devono elaborare un lutto, e sessioni di disegno per i
bambini con genitori malati, per analizzare come vivono la difficile situazione familiare e
aiutarli a dar libero sfogo alle loro emozioni.
Vera Martinella
19 febbraio 2008
|
|