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"Musica, danza e arte per arginare lo stress"  
 A colloquio con Carla Ripamonti, dell'Istituto Nazionale Tumori di Milano
L’arteterapia offre una valvola di sfogo contro i disagi psicologici dei malati di 
tumore e può aiutare a ritrovare un equilibrio psico-fisico.

 di Vera Martinella tratto da www.corriere.it del 19 febbraio 2008

L’«arte-terapia», finora considerata come efficace tecnica riabilitativa e di sostegno per chi soffre di disturbi psicologici, si rivela ora un’arma in grado di migliorare la qualità di vita dei malati di cancro. Sono infatti sempre più numerose i medici e i pazienti che credono nel valore curativo dell’esercizio artistico per la sofferenza psicologica che spesso accompagna il percorso di chi ha un tumore, dal forte impatto emotivo della diagnosi alle varie difficoltà che insorgono durante il periodo dei trattamenti.

L’arte, nelle sue varie sfaccettature, è per gli specialisti un mezzo che aiuta la riapertura dei canali della comunicazione personale, una medicina utile al riequilibrio psico-fisico. Il motivo lo spiega Carla Ripamonti, responsabile del laboratorio di arte-terapia dell’Istituto Nazionale Tumori (Int) di Milano, attivo dal 2003: «Non si vince la battaglia contro il cancro se si ignorano i suoi riflessi sulla psiche. Di fronte alla malattia, il senso dell’esistenza viene bruscamente messo in crisi: scopriamo di essere mortali e vulnerabili e ciò che spesso prende il sopravvento è un grande senso di solitudine, di paura, a volte persino di rabbia. Per questo non bastano l’intervento chirurgico, la chemio o la radioterapia».
E l’arte-terapia si dimostra un rimedio efficace per curare l’anima, soprattutto dei lungo-sopravviventi (così si definiscono, in termine tecnico, le persone che sono guarite dopo un tumore), ma può essere d’aiuto anche per i pazienti ricoverati o in fase terminale. Prosegue l’oncologa milanese: «Disegnare, dipingere, ascoltare musica, lavorare la creta, danzare, cucire… aiutano ad affrontare meglio la malattia. I pazienti scelgono liberamente l’attività che preferiscono e vengono assistiti da un operatore qualificato nell’uso terapeutico di quella determinata forma artistica. Lo scopo è quello di far emergere le sensazioni e dar sfogo a quelle negative: per questo serve personale specializzato. E il sostegno di uno psico-oncologo».

Alcune ricerche internazionali hanno documentato che i malati avvertono meno il dolore durante l’attività artistica (con una generale riduzione del consumo di analgesici) e che molti ricorrono a questa “terapia” prima di affrontare il ciclo di chemio, per combattere quella “nausea anticipatoria” che li colpisce alla sola idea di doversi recare in ospedale per sottoporsi al trattamento. In particolare, la musico-terapia può migliorare l’umore ed è un valido mezzo di rilassamento, mentre la “danza-movimento” – che consiste in una serie di gesti armonici, più che in un vero e proprio ballo – contribuisce a far recuperare il senso del proprio corpo a chi soffre per i cambiamenti fisici legati al tumore (le donne operate di mastectomia al seno, ad esempio, o gli stomizzati dopo un carcinoma colon-rettale).
L’arte-terapia - sostiene uno degli studi clinici finora condotti sull’argomento - può aiutare i pazienti oncologici ad alleviare lo stato d’ansia e di panico che talvolta li opprime, perchè la distrazione più o meno “ludica” allontana la mente dal pensiero ossessivo della malattia. La ricerca, guidata da Judith Paice, ha coinvolto, nel 2006, cinquanta pazienti del Northwestern Memorial Hospital di Chicago (Stati Uniti) per quattro mesi e ha rivelato una significativa riduzione di otto dei nove sintomi principali misurati attraverso la Edmonton Sympton Assessment Scale (Esas), una tecnica che consente di valutare disturbi come stanchezza, depressione, ansia e mancanza di appetito.
Negli Stati Uniti e in Canada l’esercizio artistico e le terapie spirituali (come preghiera o meditazione, utili supporti per calmare angoscia e dolore) sono pratiche spesso affiancate ai tradizionali trattamenti anti-cancro. In Italia, invece, sono disponibili laboratori artistici solo all’Int di Milano, all’Azienda ospedaliera San Giovanni Battista - Molinette di Torino e presso la Lega Tumori di Firenze. «Si potrebbe ampliare in tempi rapidi l’offerta – conclude Ripamonti, – ma è indispensabile dotarsi di personale specializzato».

E i vantaggi non sarebbero limitati ai pazienti: il laboratorio artistico potrebbe organizzare corsi anche per il personale medico-infermieristico, con lo scopo di ridurre lo stress e di riacquistare la serenità, e per i familiari dei malati, sottoposti a grandi pressioni emotive. Già esistono, poi, progetti a sostegno dei parenti che devono elaborare un lutto, e sessioni di disegno per i bambini con genitori malati, per analizzare come vivono la difficile situazione familiare e aiutarli a dar libero sfogo alle loro emozioni.

Vera Martinella

19 febbraio 2008