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“Bisogna consumare più frutta”, ma questa “si
può togliere dalle bevande al gusto frutta”. Ha qualcosa di schizofrenico la politica
alimentare della Commissione europea. Mentre Bruxelles spende ogni anno 90 milioni di euro per
promuovere il consumo di frutta fresca nelle scuole, il suo organo decisionale ha disegnato e
approvato un progetto di legge che taglia per le bevande al gusto di agrumi l’obbligo di
contenerli. Prima di quanto si immagini le bibite “di fantasia” dove aromi e coloranti
sostituiscono colore e sapore di arance e limoni, potrebbero dunque arrivare sulle nostre
tavole.
Bevande
“al gusto” di arancia
La norma europea sta man mano per essere approvata dai
diversi Stati membri. Anche in Italia il Senato ha appena detto sì al recepimento della nuova
norma, approvando il 28 marzo
la Legge Comunitaria
, attraverso la quale il nostro introduce nel proprio ordinamento le novità approvate a
Bruxelles.
Se il sì sarà ripetuto alla Camera, potrebbero presto essere introdotte sul mercato interno
bevande “al gusto” e “al sapore” di arancia, che dell’arancia non hanno nulla.
Il testo licenziato dalla Commissione e poi approvato da noi prevede, infatti, l'abrogazione
dell'articolo 1 della legge 286 del 1961 secondo il quale “le bevande analcoliche vendute
con denominazioni di fantasia, il cui gusto ed aroma fondamentale deriva dal loro contenuto di
essenze di agrumi, o di paste aromatizzanti di agrumi, non possono essere colorate se non
contengono anche succo di agrumi in misura non inferiore al 12%”.
Ingannati
dal colore
Il pericolo, hanno fatto notare in Europa associazioni
di produttori e consumatori, è che gli acquirenti si lascino ingannare dal colore delle
bevande e acquistino prodotti dall’aspetto salubre, che di frutta non hanno nulla, e che
soprattutto, hanno massicce dosi di coloranti. Proprio adesso che sei di queste sostanze, le
“sei di Southampton”, sono oggetto di verifiche perché sospettate di essere associate
all’insorgenza di iperattività dei bambini.
Elevata
quantità di zuccheri
Un’altra questione sollevata è quella
dell’elevato contenuto di zuccheri di queste bevande, in cui la dolcezza conferita
naturalmente dagli agrumi dovrà essere sostituita con saccarosio o con edulcoranti
artificiali. Da più parti ci si chiede: mentre si cerca di promuovere stili di vita e
alimentazione sana, era proprio necessario dare il via libera alla commercializzazione di
altre bevande sintetiche al 100%, travestite da succhi di frutta? E per fare un piacere a chi?
Il
Pd: Zaia difenda gli agrumi italiani
Intanto alla legge comunitaria e alla sua approvazione
italiana non resta insensibile il mondo della politica: "Il governo abolisce la
percentuale minima di succo d'arancia dalle bibite. Si tratta di un grave danno per i
consumatori e per i produttori ortofrutticoli", commenta il deputato siciliano del Pd,
Giovanni Burtone, che annuncia: "ci opporremo al tentativo di eliminare la percentuale
minima di succo d'arancia (12%) dalle bibite etichettabili come aranciate o 'succo di
arancia'. Si tratta dell'ennesimo tentativo di penalizzare la produzione agrumicola italiana a
discapito della qualità del prodotto e della tutela dei cittadini consumatori. Chiediamo al
governo e in particolare al ministro Zaia di difendere l'agrumicoltura italiana informandolo
che i prodotti di qualità non si trovano solo a Treviso".
Anche
la Fipe
protesta
"La norma che abolisce il divieto di colorazione delle bibite contenenti
almeno un 12% di vero succo d'agrume è un inganno per i consumatori e crea un danno di
immagine ai pubblici esercizi destinati a raccogliere le giuste proteste dei clienti per
questo provvedimento assurdo": è il commento di Lino Enrico Stoppani, presidente della
Fipe (
la Federazione
italiana dei pubblici esercenti).
La Fipe
si allinea alle
proteste formulate dalla Coldiretti, dall'Adoc e dalla Federconsumatori ai quali rivolge
l'invito a dare vita ad una campagna congiunta contro questa norma contenuta nell'articolo di
legge votato al Senato per recepire una direttiva europea.
"Sforzi e fatiche compiute dagli esercenti per
valorizzare il prodotto da somministrare alla clientela - spiega Stoppani - saranno vanificati
dalla qualità scadente dello stesso prodotto. Ci meravigliamo che l'Europa,, così attenta ad
armonizzare le regole di un mercato comune, abbia scelto come base le regole di minor garanzia
per i cittadini, anzichè quelle di maggior tutela. Abbiamo bisogno di maggior chiarezza,
senza la quale l'alimentazione rischia lo stesso tipo di inquinamento di quello avvenuto nella
finanza con i derivati".
L'Udc:
aranciate senza arance è una truffa
"Commercializzare aranciate del tutto prive di succo è una truffa. È come
vendere un qualsiasi mezzo di trasporto a pedali e spacciarlo per un'automobile o un
motorino": lo afferma il capogruppo dell'Unione di Centro in Commissione Agricoltura
della Camera, Giuseppe Ruvolo, spiegando che "come la legge italiana già prevede da
quasi cinquant'anni, i consumatori hanno il diritto ad una serie di garanzie alimentari: tra
queste, anche il rispetto della percentuale minima di succo d'agrume in questa bibite.
Togliere di mezzo questa soglia significa indurre le persone, specie i minorenni, ad ingerire
chissà cosa".
"Invece di promuovere il consumo di frutta e verdura, che sono alimenti
sani e ricchi di vitamine, si continua ad insistere su certe logiche estranee alla salute e al
benessere dei cittadini", ha aggiunto il parlamentare sottolineando che "da anni,
ormai, al momento dell'approvazione della Legge Comunitaria, giunge al Parlamento la proposta
di abrogare la norma del '61 'anti vitamina C'. Evidentemente, vi sono interessi pressanti
esercitati da alcune lobby.
La Sicilia
è protagonista nella produzione di agrumi, sebbene una politica più attenta alla qualità
dei prodotti della nostra Regione potrebbe migliorarne l'export nel resto d'Europa".
Per Ruvolo "l'eliminazione della soglia del 12% farebbe sparire dalle
tavole e dai frigoriferi 120 milioni di chili di arance all'anno, con danni evidenti per
consumatori e produttori. Conosco la sensibilità e l'attaccamento del presidente Schifani
alla propria terra. Il sì del Senato della settimana scorsa a questa disposizione
inaccettabile sarà stato il frutto di un equivoco, un incidente di percorso al quale porre
ora rimedio alla Camera".
La Coldiretti
: è la
stessa deriva del "vino senza uva"
L'arrivo delle bibite all'arancia senza arance è la pericolosa conseguenza di
una deriva che ha già portato al via libera comunitario al vino "senza uva"
realizzato dalla fermentazione di frutta, dai lamponi al ribes, oltre che al formaggio
prodotto a partire da caseina e caseinati invece del latte, e al cioccolato con grassi diversi
dal burro di cacao. È
la Coldiretti
a lanciare l'allarme nel sottolineare che occorre contrastare una tendenza che inganna i
consumatori, danneggia i produttori, mette a rischio la qualità dell'alimentazione e la
salute stessa dei cittadini.
Ad essere particolarmente colpiti sono - sottolinea
la Coldiretti
- i prodotti base della dieta mediterranea come il vino per il quale l'approvazione della
riforma di mercato comunitaria ha sancito inganni vecchi e nuovi: dal consenso all'aggiunta di
zucchero nei vini prodotti nel nord Europa al rosè ottenuto miscelando vini bianco e rosso.
Per dirne solo qualcuno. L'Unione europea ha poi imposto all'Italia di aprire i propri mercati
anche al cioccolato ottenuto con l'aggiunta di grassi vegetali diversi dal burro di cacao, ma
c'è anche la possibilità inquietante di utilizzare caseina e caseinati invece del latte per
ottenere formaggi a pasta filata venduti come analoghi alla mozzarella. Un inganno favorito -
sostiene
la Coldiretti
- dalla mancanza dell'obbligo di indicare in etichetta l'origine degli alimenti.
Aranciata
senza arance e altri ‘inganni’ a tavola
Il Senato dà il via libera alla vendita
tratto da http://canali.kataweb.it/
del 30 marzo 2009
di
Monica Rubino
La
Legge Comunitaria
prevede la possibilità di commercializzare bibite all'aroma di arancia senza l'obbligo del
contenuto minimo di agrume del 12%. Un prodotto che si aggiungerebbe all'elenco dei
"cibi ingannevoli": dal vino senza uva al formaggio alla caseina
Potrebbero
arrivare presto sugli scaffali dei nostri supermercati. Bevande dai nomi di fantasia, che
sembrano aranciata o limonata ma al loro interno non contengono nemmeno una goccia di arancia
o di limone. In compenso tali bibite sono zeppe di coloranti, aromi e altri additivi che
piacciono tanto ai bambini ma che fanno male alla salute. Nel resto d'Europa queste bevande
sono ammesse. In Italia la legge non le ha mai previste e anzi sanziona chi le vende. Ogni
anno però rischiamo di ritrovarcele anche da noi: il momento è il passaggio in
Parlamento del disegno di legge delega Comunitaria
che recepisce le norme europee.
La Legge Comunitaria
Finora, ogni anno, i deputati hanno detto no alla norma "anti vitamina C",
coerentemente con tutte le campagne finanziate dal Governo a favore di un'alimentazione sana e
con tutti i soldi spesi da Bruxelles per promuovere frutta e verdura nelle scuole (90 milioni
di euro, ma Strasburgo ha chiesto che se ne spendano 500). Di solito la norma anti-arance
viene bloccata già al passaggio alla prima delle due Camere e si decide di lasciare
in vigore la legge italiana n.286 del 1961 che garantisce ai consumatori un minimo di succo
d'agrume del 12% nelle bevande "con denominazioni di fantasia" con gusto e aroma e
colore di agrumi. La scorsa settimana invece, mentre tutto il mondo dell'agricoltura aveva gli
occhi puntati sulle quote latte in discussione alla Camera, il
Senato ha dato il via libera all'aranciata senza arance abrogando l'art.1
della legge "salva vitamina C". Se ne sono accorte le organizzazioni agricole e i
produttori di arance per i quali una norma di questo tipo significa 120.000 milioni di chili
di arance in meno vendute all'industria delle bibite e prodotte in
6.000 ettari
di agrumeti. Adesso la palla passa alla Camera che, se dovesse approvare la norma, darebbe il
via libero definitivo alla commercializzazione della "finta" aranciata.
Troppi zuccheri e coloranti
"La sostituzione del succo con aromi e coloranti non è solo un inganno per i consumatori
ma - sostiene
la Coldiretti
- pone seri dubbi sugli effetti per la salute considerato che molte di queste sostanze sono
oggetto di studi e verifiche per il loro supposto effetto negativo sui bambini, favorendo
infatti l'iperattività). D’altra parte l’elevato contenuto di zuccheri - precisa
l'associazione dei coltivatori - ha sicuramente effetti negativi sul preoccupante aumento
della percentuale di casi di obesità e sovrappeso tra i giovani". In Italia - come
sottolinea la recente indagine "Okkio alla salute" condotta dall'Istituto Superiore
di Sanità - più di un milione di bambini è obeso o prossimo a diventarlo e la tendenza è
in crescita. Tra le cause l'abbandono della dieta mediterranea, con una diminuzione del 20%
dei consumi di frutta e verdura e la scarsa attività fisica.
Occhio all'etichetta
L'unico modo per difendersi dall'acquisto di prodotti poco sani è leggere l'etichetta. Se vi
trovate di fronte a una bottiglia d'aranciata leggete se contiene almeno il 12% di vera
arancia, e confrontate la quantità di zuccheri presenti lì dove sia indicata la tabella
nutrizionale. Chiaramente, qualora l'aranciata senza arancia venisse messa in commercio, non
troverete scritto che è priva di succo d'agrume. Sull'etichetta saranno indicati gli
zuccheri e una serie di sigle ( 'E322', 'E340', 'E951' ecc. ecc.) che stanno a indicare gli
additivi, i coloranti, gli eventuali conservanti, gli antiossidanti, gli addensanti, e
gli esaltatori di sapore. Gli aromi possono essere indicati in maniera generica con tale
termine ad eccezione di caffeina e chinino che devo essere sempre menzionati. La tabella
nutrizionale, per il momento, è facoltativa, ma in genere il tenore di zuccheri di tali
beveraggi è molto elevato. (Approfondimento:
Come leggere l'etichetta)
Vino senza uva e altri "inganni" a tavola (
LA GALLERIA DEI
CIBI-TRUFFA)
Secondo
la Coldiretti
l’arrivo delle bibite all’arancia senza arance "è la pericolosa conseguenza di una
deriva che ha già portato al via libera comunitario al
vino senza uva realizzato dalla fermentazione di frutta, dai lamponi al ribes
oltre che al formaggio prodotto a partire da caseina
e caseinati invece del latte e al cioccolato
con grassi diversi dal burro di cacao". Secondo l'associazione dei
coltivatori "occorre contrastare una tendenza che inganna i consumatori, danneggia i
produttori, mette a rischio la qualità dell’alimentazione e la salute stessa dei
cittadini".
Ad essere particolarmente colpiti sono i prodotti base della dieta mediterranea come il
vino per il quale l’approvazione della riforma di mercato comunitaria ha sancito inganni
vecchi e nuovi: dal consenso all’aggiunta di zucchero nei vini prodotti nel nord Europa al rosè ottenuto miscelando vini bianco e rosso anzichè dalla
tradizionale vinificazione in bianco delle uve rosse senza obbligo di indicarlo fino al via
libera al vino dealcolato, dopo che
era già stato autorizzato l'invecchiamento
artificiale con segatura di legno (i cosiddetti trucioli) al posto delle botti
senza che ciò debba essere indicato chiaramente in etichetta. L’Unione Europea ha imposto
all’Italia di aprire i propri mercati anche al cioccolato ottenuto con l’aggiunta di grassi vegetali diversi dal burro di cacao,
ma c’è anche la possibilità inquietante di utilizzare caseina e caseinati invece del latte
per ottenere formaggi a pasta filata venduti come analoghi alla mozzarella.
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