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"L'Ue dà il via all'aranciata senza arance e l'Italia si adegua (tra mille proteste)"  
  Una scelta molto discutibile, manca solo il sì della Camera, poi il via libera all'inganno. Potrebbero presto essere 
introdotte sul mercato interno bevande “al gusto” e “al sapore” di arancia, che dell’arancia non hanno nulla.

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tto da http://www.ilsalvagente.it del 30 marzo 2009 a firma di Barbara LIverzani

“Bisogna consumare più frutta”, ma questa “si può togliere dalle bevande al gusto frutta”. Ha qualcosa di schizofrenico la politica alimentare della Commissione europea. Mentre Bruxelles spende ogni anno 90 milioni di euro per promuovere il consumo di frutta fresca nelle scuole, il suo organo decisionale ha disegnato e approvato un progetto di legge che taglia per le bevande al gusto di agrumi l’obbligo di contenerli. Prima di quanto si immagini le bibite “di fantasia” dove aromi e coloranti sostituiscono colore e sapore di arance e limoni, potrebbero dunque arrivare sulle nostre tavole.

Bevande “al gusto” di arancia

La norma europea sta man mano per essere approvata dai diversi Stati membri. Anche in Italia il Senato ha appena detto sì al recepimento della nuova norma, approvando il 28 marzo la Legge Comunitaria , attraverso la quale il nostro introduce nel proprio ordinamento le novità approvate a Bruxelles.
Se il sì sarà ripetuto alla Camera, potrebbero presto essere introdotte sul mercato interno bevande “al gusto” e “al sapore” di arancia, che dell’arancia non hanno nulla.
Il testo licenziato dalla Commissione e poi approvato da noi prevede, infatti, l'abrogazione dell'articolo 1 della legge 286 del 1961 secondo il quale “le bevande analcoliche vendute con denominazioni di fantasia, il cui gusto ed aroma fondamentale deriva dal loro contenuto di essenze di agrumi, o di paste aromatizzanti di agrumi, non possono essere colorate se non contengono anche succo di agrumi in misura non inferiore al 12%”.

Ingannati dal colore

Il pericolo, hanno fatto notare in Europa associazioni di produttori e consumatori, è che gli acquirenti si lascino ingannare dal colore delle bevande e acquistino prodotti dall’aspetto salubre, che di frutta non hanno nulla, e che soprattutto, hanno massicce dosi di coloranti. Proprio adesso che sei di queste sostanze, le “sei di Southampton”, sono oggetto di verifiche perché sospettate di essere associate all’insorgenza di iperattività dei bambini.

Elevata quantità di zuccheri

Un’altra questione sollevata è quella dell’elevato contenuto di zuccheri di queste bevande, in cui la dolcezza conferita naturalmente dagli agrumi dovrà essere sostituita con saccarosio o con edulcoranti artificiali. Da più parti ci si chiede: mentre si cerca di promuovere stili di vita e alimentazione sana, era proprio necessario dare il via libera alla commercializzazione di altre bevande sintetiche al 100%, travestite da succhi di frutta? E per fare un piacere a chi?

Il Pd: Zaia difenda gli agrumi italiani

Intanto alla legge comunitaria e alla sua approvazione italiana non resta insensibile il mondo della politica: "Il governo abolisce la percentuale minima di succo d'arancia dalle bibite. Si tratta di un grave danno per i consumatori e per i produttori ortofrutticoli", commenta il deputato siciliano del Pd, Giovanni Burtone, che annuncia: "ci opporremo al tentativo di eliminare la percentuale minima di  succo d'arancia (12%) dalle bibite etichettabili come aranciate o 'succo di arancia'. Si tratta dell'ennesimo tentativo di penalizzare la produzione agrumicola italiana a discapito della qualità del prodotto e della tutela dei cittadini consumatori. Chiediamo al governo e in particolare al ministro Zaia di difendere l'agrumicoltura italiana informandolo che i prodotti di qualità non si trovano solo a Treviso".

Anche la Fipe protesta

"La norma che abolisce il divieto di colorazione delle bibite contenenti almeno un 12% di vero succo d'agrume è un inganno per i consumatori e crea un danno di immagine ai pubblici esercizi destinati a raccogliere le giuste proteste dei clienti per questo provvedimento assurdo": è il commento di Lino Enrico Stoppani, presidente della Fipe ( la Federazione italiana dei pubblici esercenti).

La Fipe si allinea alle proteste formulate dalla Coldiretti, dall'Adoc e dalla Federconsumatori ai quali rivolge l'invito a dare vita ad una campagna congiunta contro questa norma contenuta nell'articolo di legge votato al Senato per recepire una direttiva europea.

"Sforzi e fatiche compiute dagli esercenti per valorizzare il prodotto da somministrare alla clientela - spiega Stoppani - saranno vanificati dalla qualità scadente dello stesso prodotto. Ci meravigliamo che l'Europa,, così attenta ad armonizzare le regole di un mercato comune, abbia scelto come base le regole di minor garanzia per i cittadini, anzichè quelle di maggior tutela. Abbiamo bisogno di maggior chiarezza, senza la quale l'alimentazione rischia lo stesso tipo di inquinamento di quello avvenuto nella finanza con i derivati". 

L'Udc: aranciate senza arance è una truffa

"Commercializzare aranciate del tutto prive di succo è una truffa. È come vendere un qualsiasi mezzo di trasporto a pedali e spacciarlo per un'automobile o un motorino": lo afferma il capogruppo dell'Unione di Centro in Commissione Agricoltura della Camera, Giuseppe Ruvolo, spiegando che "come la legge italiana già prevede da quasi cinquant'anni, i consumatori hanno il diritto ad una serie di garanzie alimentari: tra queste, anche il rispetto della percentuale minima di succo d'agrume in questa bibite. Togliere di mezzo questa soglia significa indurre le persone, specie i minorenni, ad ingerire chissà cosa".

"Invece di promuovere il consumo di frutta e verdura, che sono alimenti sani e ricchi di vitamine, si continua ad insistere su certe logiche estranee alla salute e al benessere dei cittadini", ha aggiunto il parlamentare sottolineando che "da anni, ormai, al momento dell'approvazione della Legge Comunitaria, giunge al Parlamento la proposta di abrogare la norma del '61 'anti vitamina C'. Evidentemente, vi sono interessi pressanti esercitati da alcune lobby. La Sicilia è protagonista nella produzione di agrumi, sebbene una politica più attenta alla qualità dei prodotti della nostra Regione potrebbe migliorarne l'export nel resto d'Europa".

Per Ruvolo "l'eliminazione della soglia del 12% farebbe sparire dalle tavole e dai frigoriferi 120 milioni di chili di arance all'anno, con danni evidenti per consumatori e produttori. Conosco la sensibilità e l'attaccamento del presidente Schifani alla propria terra. Il sì del Senato della settimana scorsa a questa disposizione inaccettabile sarà stato il frutto di un equivoco, un incidente di percorso al quale porre ora rimedio alla Camera".

La Coldiretti : è la stessa deriva del "vino senza uva"

L'arrivo delle bibite all'arancia senza arance è la pericolosa conseguenza di una deriva che ha già portato al via libera comunitario al vino "senza uva" realizzato dalla fermentazione di frutta, dai lamponi al ribes, oltre che al formaggio prodotto a partire da caseina e caseinati invece del latte, e al cioccolato con grassi diversi dal burro di cacao. È la Coldiretti a lanciare l'allarme nel sottolineare che occorre contrastare una tendenza che inganna i consumatori, danneggia i produttori, mette a rischio la qualità dell'alimentazione e la salute stessa dei cittadini.

Ad essere particolarmente colpiti sono - sottolinea la Coldiretti - i prodotti base della dieta mediterranea come il vino per il quale l'approvazione della riforma di mercato comunitaria ha sancito inganni vecchi e nuovi: dal consenso all'aggiunta di zucchero nei vini prodotti nel nord Europa al rosè ottenuto miscelando vini bianco e rosso. Per dirne solo qualcuno. L'Unione europea ha poi imposto all'Italia di aprire i propri mercati anche al cioccolato ottenuto con l'aggiunta di grassi vegetali diversi dal burro di cacao, ma c'è anche la possibilità inquietante di utilizzare caseina e caseinati invece del latte per ottenere formaggi a pasta filata venduti come analoghi alla mozzarella. Un inganno favorito - sostiene la Coldiretti - dalla mancanza dell'obbligo di indicare in etichetta l'origine degli alimenti. 


Aranciata senza arance e altri ‘inganni’ a tavola
Il Senato dà il via libera alla vendita


tratto da http://canali.kataweb.it/ del 30 marzo 2009

di Monica Rubino

La Legge Comunitaria prevede la possibilità di commercializzare bibite all'aroma di arancia senza l'obbligo del contenuto minimo di agrume del 12%. Un prodotto che si aggiungerebbe all'elenco dei "cibi ingannevoli": dal vino senza uva al formaggio alla caseina

Potrebbero arrivare presto sugli scaffali dei nostri supermercati. Bevande dai nomi di fantasia, che sembrano aranciata o limonata ma al loro interno non contengono nemmeno una goccia di arancia o di limone. In compenso tali bibite sono zeppe di coloranti, aromi e altri additivi che piacciono tanto ai bambini ma che fanno male alla salute. Nel resto d'Europa queste bevande sono ammesse. In Italia la legge non le ha mai previste e anzi sanziona chi le vende. Ogni anno però rischiamo di ritrovarcele anche da noi: il momento è il passaggio in Parlamento del disegno di legge delega Comunitaria che recepisce le norme europee.

La Legge Comunitaria
Finora, ogni anno, i deputati hanno detto no alla norma "anti vitamina C", coerentemente con tutte le campagne finanziate dal Governo a favore di un'alimentazione sana e con tutti i soldi spesi da Bruxelles per promuovere frutta e verdura nelle scuole (90 milioni di euro, ma Strasburgo ha chiesto che se ne spendano 500). Di solito la norma anti-arance viene bloccata già al passaggio alla prima delle due Camere e si decide di lasciare in vigore la legge italiana n.286 del 1961 che garantisce ai consumatori un minimo di succo d'agrume del 12% nelle bevande "con denominazioni di fantasia" con gusto e aroma e colore di agrumi. La scorsa settimana invece, mentre tutto il mondo dell'agricoltura aveva gli occhi puntati sulle quote latte in discussione alla Camera, il Senato ha dato il via libera all'aranciata senza arance abrogando l'art.1 della legge "salva vitamina C". Se ne sono accorte le organizzazioni agricole e i produttori di arance per i quali una norma di questo tipo significa 120.000 milioni di chili di arance in meno vendute all'industria delle bibite e prodotte in  6.000 ettari di agrumeti. Adesso la palla passa alla Camera che, se dovesse approvare la norma, darebbe il via libero definitivo alla commercializzazione della "finta" aranciata.

Troppi zuccheri e coloranti
"La sostituzione del succo con aromi e coloranti non è solo un inganno per i consumatori ma - sostiene la Coldiretti - pone seri dubbi sugli effetti per la salute considerato che molte di queste sostanze sono oggetto di studi e verifiche per il loro supposto effetto negativo sui bambini, favorendo infatti l'iperattività). D’altra parte l’elevato contenuto di  zuccheri - precisa l'associazione dei coltivatori - ha sicuramente effetti negativi sul preoccupante aumento della percentuale di casi di obesità e sovrappeso tra i giovani". In Italia - come sottolinea la recente indagine "Okkio alla salute" condotta dall'Istituto Superiore di Sanità - più di un milione di bambini è obeso o prossimo a diventarlo e la tendenza è in crescita. Tra le cause l'abbandono della dieta mediterranea, con una diminuzione del 20% dei consumi di frutta e verdura e la scarsa attività fisica.

Occhio all'etichetta
L'unico modo per difendersi dall'acquisto di prodotti poco sani è leggere l'etichetta. Se vi trovate di fronte a una bottiglia d'aranciata leggete se contiene almeno il 12% di vera arancia, e confrontate la quantità di zuccheri presenti lì dove sia indicata la tabella nutrizionale. Chiaramente, qualora l'aranciata senza arancia venisse messa in commercio, non troverete scritto che è priva di succo d'agrume. Sull'etichetta saranno indicati gli zuccheri e una serie di sigle ( 'E322', 'E340', 'E951' ecc. ecc.) che stanno a indicare gli additivi, i coloranti, gli eventuali conservanti, gli antiossidanti, gli addensanti, e gli esaltatori di sapore. Gli aromi possono essere indicati in maniera generica con tale termine ad eccezione di caffeina e chinino che devo essere sempre menzionati. La tabella nutrizionale, per il momento, è facoltativa, ma in genere il tenore di zuccheri di tali beveraggi è molto elevato. (Approfondimento: Come leggere l'etichetta)

Vino senza uva e altri "inganni" a tavola ( LA GALLERIA DEI CIBI-TRUFFA)
Secondo la Coldiretti l’arrivo delle bibite all’arancia senza arance "è la pericolosa conseguenza di una deriva che ha già portato al via libera comunitario al vino senza uva realizzato dalla fermentazione di frutta, dai lamponi al ribes oltre che al formaggio prodotto a partire da caseina e caseinati invece del latte e al cioccolato con grassi diversi dal burro di cacao". Secondo l'associazione dei coltivatori "occorre contrastare una tendenza che inganna i consumatori, danneggia i produttori, mette a rischio la qualità dell’alimentazione e la salute stessa dei cittadini".
Ad essere particolarmente colpiti sono  i prodotti base della dieta mediterranea come il vino per il quale l’approvazione della riforma di mercato comunitaria ha sancito inganni vecchi e nuovi: dal consenso all’aggiunta di zucchero nei vini prodotti nel nord Europa al rosè ottenuto miscelando vini bianco e rosso anzichè dalla  tradizionale vinificazione in bianco delle uve rosse senza obbligo di indicarlo fino al via libera al vino dealcolato, dopo che era già stato autorizzato l'invecchiamento artificiale con segatura di legno (i cosiddetti trucioli) al posto delle botti senza che ciò debba essere indicato chiaramente in etichetta. L’Unione Europea ha imposto all’Italia di aprire i propri mercati anche al cioccolato ottenuto con l’aggiunta di grassi vegetali diversi dal burro di cacao, ma c’è anche la possibilità inquietante di utilizzare caseina e caseinati invece del latte per ottenere formaggi a pasta filata venduti come analoghi alla mozzarella.