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Un giorno, molti anni fa, per il mio compleanno mi portarono in un
ristorante famoso per le sue aragoste, a Filadelfia, e ricordo che quella sera mi sentivo
molto romantica e felice.
Il cameriere portò un vassoio d'argento, con sopra delle belle aragoste. Mi invitò a
sceglierne una. Le aragoste facero vibrare le loro antenne verso di me. Ne scelsi una.
"Alla griglia o bollita?", chiese il cameriere.
"Alla griglia", dissi senza esitazioni.
Allora non avevo idea che il modo standard di uccidere le aragoste è di aprire il loro dorso;
mettere sale e burro nella ferita; e poi metterle sulla griglia rovente e arrostirle vive.
L'aragosta ritornò sul tavolo. Le staccai una zampa, la aprii e ne tirai fuori la carne
burrosa, ci aggiunsi del limone, e la misi in bocca.
Forse perché aveva cercato di comunicare con me in modo così commovente - era forse una
supplica? O una minaccia? - ma al primo boccone, un pensiero mi colpì. Non ero diversa da
quelle persone in Cina che scelgono il cucciolo di cane nella gabbia appesa al soffitto e lo
tirano fuori per mangiarlo. Io non avevo prestato più attenzione a questi animali che
agitavano le antenne, l'unico segnale che potevano fare per essere "udite", rispetto
a quanta ne prestano i clienti cinesi ai cagnolini che piangono spaventati. Avevo scelto la
mia vittima e l'avevo fatta uccidere e sentivo davvero di aver commesso una bassezza.
Nel tempo scoprii che le aragoste possono vivere fino a più di 100 anni, che hanno un lungo
periodo di corteggiamento, che guidano le giovani aragoste nel loro cammino sul fondo del mare
tenendosi per le zampe e formando catena lunga svariati metri, e che hanno dei gangli (nervi)
lungo tutto il corpo che certamente fanno sentire loro il dolore; e ho scoperto che, anche se
le teorie abbondano, nessuno ha mai ideato un modo soddisfacente per dare alla aragoste una
morte senza dolore.
Quell'aragosta a Filadlefia è stata l'ultima che io abbia mai tentato di mangiare, anche se
sono stata molto parziale con quelli che ora chiamo "animali marini" piuttosto che
"cibo marino" (seafood). I piatti con sapori che ricordano quelli "marini"
li realizzo ora facilmente con prodotti vegetali che imitano i piatti a base di pesce.
Ogni volta che sento la notizia di un "Albert" di 70 anni o anche di un "Jimmy"
di 100 anni, alcune delle poche fortunate aragoste salvate da un acquario e liberate nel Maine
- dove è illegale prelevare dall'oceano aragoste troppo grosse - festeggio con un bicchiere
di vino bianco e un piatto di "cibo marino" vegetale!
Versione originale:
Ingrid Newkirk
Fonte: http://www.peta.org.uk/
"A Lobster Epiphany", AnimalTimes (PETA UK), Primavera 2008
Versione italiana:
Fonte: www.agireora.org/info
Link: http://www.agireora.org/info/news_dett.php?id=494
30.04.08
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