"Animali da pelliccia scuoiati vivi in Cina"
internazionale della pellicceria, in particolare quello in Italia, Europa, Stati Uniti, Giappone,
Corea e Russia.
tratto da www.ambienteweb.org
del 19 novembre 2007
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Milioni
di animali allevati in condizioni brutali e scuoiati vivi: accade in Cina per il mercato
internazionale della pellicceria, in particolare quello di Italia, Europa, Stati Uniti,
Giappone, Corea e Russia. Milioni
di animali allevati in condizioni brutali e scuoiati vivi: accade in Cina per il mercato
internazionale della pellicceria, in particolare quello di Italia, Europa, Stati Uniti,
Giappone, Corea e Russia. Un’investigazione e un filmato, realizzati nel 2004 e 2005 nelle
principali province cinesi in cui è praticato questo tipo di allevamento (Shandong,
Heilongjiang, Jilin, Hebei), resi pubblici oggi dalla LAV insieme all’Associazione Svizzera
per La
Cina
è diventata la più grande
produttrice ed esportatrice al mondo di pellicce e di manufatti in pelliccia: nel 2004 il
valore del commercio di questo tipo di prodotti made
in Cina ha raggiunto i 2 miliardi di dollari statunitensi. Il
giro d’affari mondiale derivante dalla vendita di pellicce ha raggiunto, nel biennio
2001-2002, l’importo di 11 miliardi di dollari statunitensi. L’Unione Europea è la più
grande consumatrice di pellicce di tutto il mondo; nel biennio 2002-2003, il commercio di
pellicce dei Paesi dell’Unione Europea, è stimato in circa 4,5 miliardi di dollari
statunitensi. “L’investigazione documenta squallidi allevamenti, animali storditi
a bastonate o sbattuti a terra, ai quali la pelliccia viene strappata via mentre sono ancora
vivi: respiro, battito cardiaco, movimento direzionale del corpo e movimento dei bulbi
oculari, sono evidenti per un periodo compreso tra i 5 e i 10 minuti dopo che sono stati
scuoiati. Si vedono anche operai che salgono con i piedi sulla testa o il collo dell’animale
per strangolarlo - dichiara
Roberto Bennati, responsabile LAV campagne europee - Il settore della pellicceria ha trovato nuove strategie di vendita proponendo un’infinità
di capi di abbigliamento e accessori con rifiniture in pelliccia, grazie al mercato cinese di
allevamento, trasformazione e confezionamento, dove manodopera a basso costo e con minori
tutele, l’assenza di leggi a tutela del benessere degli animali allevati e di norme che
vietino atti di crudeltà, permettono di aggirare norme restrittive interne, di proporre
prezzi accessibili a un vasto pubblico e di realizzare ottimi guadagni. I consumatori devono
sapere quali atrocità si nascondono dietro tali prodotti, per i quali non esiste un obbligo
di etichetta che indichi il paese produttore, la specie animale, il sistema di allevamento e
uccisione: a loro chiediamo di rifiutarsi di acquistare qualsiasi capo contenente spoglie di
animali. Al Governo italiano chiediamo di mettere fine a questo mercato di morte”. “Le condizione di detenzione degli animali negli allevamenti cinesi
violano i più elementari diritti di un essere vivente
- dichiara Mark Rissi, responsabile di World Society
for the Protection of Animals e di Swiss Animal Protection, le organizzazioni autrici
dell’investigazione - In tutta la mia carriera di giornalista
televisivo non ho mai visto tanta brutalità e crudeltà verso gli animali. Ora che abbiamo
queste prove, vogliamo rendere nota a tutti questa terribile realtà e chiedere alle
istituzioni e ai consumatori di non rendersi complici di queste violenze”. In
tutti gli allevamenti cinesi oggetto dell’indagine è stato riscontrato anche che la
prigionia nelle anguste gabbie provoca gravi effetti sul comportamento degli animali: sono
state documentate stereotipie (comportamenti ossessivamente ripetitivi come camminare
ripetutamente avanti e indietro o il ripetuto annuire con la testa), completa passività
acquisita (mancanza di sensibilità e inattività estrema), automutilazioni. Gli allevatori
hanno segnalato problemi nella riproduzione e infanticidio. La mortalità media dei cuccioli
prima dello svezzamento può arrivare fino al 50%. Allegata
scheda di approfondimento. 18.11.2005 SCUOIATI VIVI Negli
ultimi anni alcuni Paesi hanno scelto di abolire gli allevamenti di animali “da
pelliccia”, in altri, come l’Italia, si sono poste in essere condizioni così rigorose da
rendere questo allevamento antieconomico, prefigurandone una progressiva scomparsa in
considerazione di una dura condanna sia etica, da parte dell’opinione pubblica, che
scientifica grazie ad importanti studi di etologi che hanno dimostrato la crudeltà dei metodi
di allevamento. Il
settore ha quindi trovato nuove soluzioni all’allevamento degli animali e L’investigazione in Cina L’Associazione
Svizzera per Animali “da pelliccia” e allevamenti Le
specie maggiormente allevate per la pelliccia sono la volpe rossa, la volpe artica, il procione, il visone e i conigli della specie Rex ma
anche innumerevoli cani e gatti
(l’importazione e il commercio di pelli e pellicce di cani e gatti in Italia è vietata da
alcuni anni, prima con un’Ordinanza e ora dalla Legge 189/04). Gli investigatori hanno
documentato la diffusa presenza di piccoli allevamenti di animali da pelliccia, spesso gestiti
come azienda familiare. Gli allevamenti di medie dimensioni occupano dai 10 ai 15 dipendenti,
mentre aziende di grandi dimensioni impiegano da 50 ad alcune centinaia di braccianti. Nelle
province in cui si allevano animali da pelliccia da più anni, molte aziende di medie
dimensioni con un numero di animali compreso tra 1.000 e 10.000, sono state rafforzate con
investimenti esteri, al fine di ottenere un sicuro e controllato approvvigionamento di pelli
verso l’Occidente. Gli
allevamenti di maggiori dimensioni stanno sviluppando internamente attività di inseminazione
artificiale e riproduzione degli animali,
uccisione, lavorazione delle pelli, concia e tutti i
servizi post produzione, compresa l’esportazione verso altri paesi. Questo conferma
la capacità della Cina di essere leader nella produzione e nei servizi per le aziende di moda
di tutto il mondo. Il giro d’affari in Cina e nel mondo Membro
della IFTF (International Fur Trade Federation), Il
giro d’affari mondiale derivante dalla
vendita di pellicce ha raggiunto, nel biennio 2001-2002, l’importo di 11
miliardi di dollari statunitensi. L’Unione
Europea è la più grande consumatrice di pellicce di tutto il Pianeta; nel biennio
2002-2003, il commercio di pellicce dei Paesi dell’Unione Europea, si stima abbia raggiunto
circa 4,5 miliardi di dollari statunitensi.
Dati ufficiali dell’Associazione cinese dell’industria delle pellicce indicano che in Cina
le importazioni di pellicce sono aumentate del 54% e le esportazioni del 123% nel corso del
2003. Più del 95% dell’abbigliamento prodotto in Cina è venduto nei mercati d’oltre
mare, in particolare a Europa e Italia, USA, Giappone,
Corea e Russia, con l’80% di pellicce esportate da Hong Kong verso Europa, Stati
Uniti e Giappone. Secondo il Sandy Parker Report L’85%
delle pellicce vendute in tutto il mondo provengono da allevamenti; il 25-30% delle pellicce
prodotte in Cina deriva dall’uccisione di animali selvatici, mentre il 70-75% da animali
tenuti negli allevamenti. Stime effettuate sulla base dei dati forniti dall’industria,
indicano che Le condizioni di vita degli animali negli allevamenti Negli
allevamenti cinesi per animali da pelliccia, volpi e procioni sono rinchiusi in gabbie
dallo spazio assolutamente insufficiente (file di gabbie di rete metallica che misurano
circa La
prigionia in queste anguste gabbie provoca gravi effetti sul comportamento degli animali, riscontrate di frequente negli
allevamenti cinesi: sono state documentate patologie
comportamentali come stereotipie
(comportamenti ossessivamente ripetitivi come camminare ripetutamente avanti e indietro,
movimenti della testa come il continuo annuire), completa passività
acquisita (mancanza di sensibilità e inattività estrema) come pure automutilazioni. Gli allevatori hanno segnalato problemi
nella riproduzione e infanticidio. La mortalità dei cuccioli L’infanticidio è un problema comune negli allevamenti di volpi. La mortalità
media dei cuccioli prima dello svezzamento può arrivare fino al 50%. Questa percentuale è eccezionalmente elevata, anche per volpi d’allevamento. In
Svezia si registra una mortalità del 15-30% prima dello svezzamento e in Finlandia fonti
degli allevatori indicano una mortalità stimata del 30%. Uno studio norvegese citato nel
rapporto su “Il Benessere degli Animali detenuti per I metodi di uccisione in Cina documentati in un filmato In
Cina gli animali sono uccisi nelle vicinanze dei mercati all’ingrosso dove gli allevatori li
portano per la vendita e le grandi compagnie vanno ad acquistarne le pelli. Per giungere in
questi mercati gli animali sono spesso trasportati su
lunghe distanze, in condizioni terribili prima di essere uccisi. Per
uccidere gli animali viene usato un bastone di legno o
una barra metallica; volpi, procioni e visoni vengono tenuti per le zampe posteriori e colpiti
ripetutamente, con grande crudeltà, sulla testa. Oppure l’animale viene afferrato
per le zampe posteriori e la testa sbattuta a terra
con grande violenza. Gli animali lottano, hanno convulsioni, giacciono tremanti a
terra, accennano solo qualche residuo movimento. L’operaio controlla se l’animale resta più
o meno immobile: questo metodo di trattare gli animali ha lo scopo di stordirli. Molti
animali, nonostante siano immobili, restano vivi.
Lo scuoiamento inizia con un coltello inserito
nella parte posteriore delle zampe dell’animale, mentre l’animale è mantenuto con un
uncino a testa in giù. In molti casi le carcasse appena scuoiate, sono raccolte in furgoni
che porteranno questi resti alle lavorazioni per il consumo umano. Partendo dalle zampe
posteriori e fino alla testa compresa, agli animali viene “strappata”
via la pelle. Gli investigatori hanno documentato in un filmato (distribuito in Italia
dalla LAV) che numerosi animali rimangono pienamente
coscienti tra atroci sofferenze mentre viene loro strappato il manto. Perfino dopo che
la loro pelle è stata strappata via, respiro, battito
cardiaco, movimento direzionale del corpo e movimenti dei bulbi oculari, sono evidenti per un
periodo compreso tra i 5 e i 10 minuti. Spesso animali inizialmente storditi riprendono
coscienza mentre li scuoiano e cominciano a torcersi dai dolori. Gli operai usano il manico
del loro coltello per picchiare più volte sulla testa dell’animale fino a che questi rimane
di nuovo immobile. Il filmato documenta anche operai
che salgono con i piedi sulla testa o il collo dell’animale per strangolarlo. Le
condizione di detenzione degli animali negli allevamenti cinesi violano i più elementari
diritti di un essere vivente e anche i minimi standard di benessere. Come è cambiato il mercato delle pellicce, il ruolo della Cina Negli
ultimi anni la riduzione delle vendite di pellicce ha determinato una energica reazione delle
industrie del settore e la ricerca di un nuovo e proficuo sistema di commercializzazione delle
pelli. La pelliccia in senso tradizionale non incontrava più l’apprezzamento delle donne e
non era più un prodotto in grado di adattarsi alle nuove tendenze. La risposta ha richiesto
una ristrutturazione del settore e la ricerca di nuovi modi di disegnare e proporre la
pelliccia, con la proposta di capi di vestiario in
pelliccia accessibili a chiunque; accessori, ritagli, inserti e rifiniture di pelliccia sono
oggi discutibilmente considerate “chic” e “trendy” e stanno contribuendo al rilancio
di questo prodotto. Invece di costose e lunghe pellicce, questo cruento prodotto è usato per
le rifiniture e l’ornamento dei capi di abbigliamento e accessori. Eppure sia che sia cucita
per farne un lungo cappotto, sia che guarnisca colli, cappelli, borse o guanti, si tratta
sempre di pelle orribilmente strappata agli animali, per banale vanità e, evidentemente,
senza alcun rispetto per la vita di questi esseri viventi. La maggior parte di queste pellicce proviene dalla Cina,
che domina la gran parte del mercato internazionale con i suoi prodotti
a basso costo. Non è un caso, infatti, che questa strategia commerciale trovi nelle grandi catene della distribuzione organizzata, i centri
commerciali e gli ipermercati, il loro
canale distributivo ideale. Ovviamente questi capi sono venduti anche in negozi
tradizionali di abbigliamento. E’ necessario che il consumatore sia informato di come
questi apparentemente innocui “pezzetti” di pelliccia, rappresentino in realtà una
terribile sofferenza per milioni di animali. Questi capi di abbigliamento in pelliccia non
sono etichettati e l’unico modo di non essere complici di questa inaudita strage, è
quello di evitare di acquistare qualsiasi
indumento o accessorio che contenga anche il minimo ritaglio di pelliccia. Le richieste della LAV al Governo italiano, la petizione Con
una petizione indirizzata al Presidente del
Consiglio dei Ministri, ai Ministri delle Attività Produttive e della Salute, ai Presidenti
di Camera e Senato, -
il divieto di importazione e di cessione a
qualsiasi titolo su tutto il territorio nazionale di pelli di animali allevati o
commercializzati sul territorio della Repubblica Popolare Cinese; -
l'obbligo di etichettatura di tutti i capi
contenenti spoglie (intere o parti) di animali sottoposte a concia o altri trattamenti che
mantengano inalterata la struttura naturale delle fibre, indicando espressamente la specie
utilizzata, il metodo di allevamento, il metodo di uccisione, l'azienda di confezionamento e
il Paese di provenienza. Tale obbligo dovrà essere applicato anche a peluche e gadget
realizzati con i suddetti materiali. La
petizione si può firmare sul modulo cartaceo predisposto dalla LAV o direttamente sul sito www.infolav.org
(entro il 31 dicembre 2006). Oltre
alla petizione, per sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica, |
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