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Roma
Nord, casello autostradale di Fiano Romano. Il poliziotto alza la paletta. Il furgoncino
accosta. Un controllo di routine della Polstrada. L’autista, un ungherese, è imbarazzato.
«Apra dietro...». Scena surreale, accaduta appena qualche giorno fa. Un ruggito. La portiera
si spalanca e dentro il furgone si materializzano due leonesse malridotte, rinchiuse in due
gabbie dalle quale avrebbero potuto fuggire. Due «clandestini». L’autista abbozza una
giustificazione: «Le sto portando a un circo..». Forse è vero. Ma quelle due leonesse
africane non sono in regola. Sembra davvero un traffico di «clandestini» stipati su un mezzo
senza un finestrino. E come i disperati extracomunitari senza documenti, le due giovani
leonesse, sono finite in un Centro d’accoglienza, il «Centro Traffic» del Wwf di
Semproniano, Grosseto, affidate in custodia dal personale del Corpo forestale.
All’autista sono stati contestati i reati di maltrattamento e infrazione della normativa
Cites (Convenzione di Washington) che regola il commercio di specie animali e vegetali
minacciati di estinzione. «Leonesse? Noi dobbiamo vigilare sul commercio regolare di 35.000
specie di animali - spiega Marco Fiori, responsabile del servizio Cites della Forestale - e
spesso siamo costretti a sequestrare animali maltrattati e non in regola con le normative».
Le statistiche forniscono un quadro sorprendente: dal 2005 sequestrati 6.356 animali e 437
strutture - da canili abusivi a esercizi commerciali -, valore 10,5 milioni di euro.
Sequestrati, solo facendo riferimento alla Convenzione di Washington sulle specie in via
d’estinzione: 2 leoni, 2 cammelli, 1 dromedario, 4 coccodrilli, 11 tigri, 350 pappagalli, 3
struzzi. E poi, passando alle specie animali non a rischio estinzione, 4.057 cani, 853 gatti,
15 cavalli.
Solo un mese fa, sono stati sequestrati decine di cuccioli di cani di razze pregiate - beagle,
husky, west terrier, pastori bernesi - in tre allevamenti, a Brescia e a Padova. I cuccioli
erano stati importati dall’Ungheria con passaporti falsificati. Maria Rosaria Esposito è la
responsabile del Nirda, il Nucleo investigativo della Forestale che si occupa dei reati contro
gli animali: «L’anno scorso siamo andati a Pecs, in Ungheria, uno dei maggiori mercati di
cani. Come turisti abbiamo chiesto il prezzo di un cucciolo: variava da
50 a
120 euro. Quei cuccioli in Italia li vendono a
800 in
media, ma si arriva anche a 2.500». Avere il quadro reale del commercio di animali dall’Est
non è facile. Gli ultimi dati ufficiali, prima che con Schengen chiudessero gli uffici
doganali, solo alla frontiera di Gorizia in sei mesi, sono stati censiti 500 mila animali. «Oggi?
Milioni - dice Esposito - soprattutto cuccioli di quaranta giorni. Molti muoiono durante il
viaggio o all’arrivo, nei negozi dove vengono parcheggiati in attesa di un padrone. La
mortalità di questi cuccioli è altissima».
Fosse solo un problema di maltrattamenti e malnutrizione, la questione rimarrebbe confinata
nell’ambito di una battaglia puramente «animalista» e del rispetto della legge. Ma non è
così, o meglio è anche questo. Il problema è anche quello del giro d’affari. La
responsabile del Nirda della Forestale: «Il business è di svariati milioni di euro
all’anno. Non è un mercato frammentato. Ci sono quattro, cinque grossi imprenditori
monopolisti. Non mi meraviglia se dietro questo commercio operino organizzazioni criminali
come la camorra». Chi invece è certo che si tratti di camorra è Marco Fiori, responsabile
del Cites, della Forestale: «C’è la camorra dietro ai mercati napoletani dove si vendono
tartarughe importate dalla Tunisia e dall’Albania. E’ un giro di milioni di euro. Una
tartaruga viene pagata 5 euro e venduta a 300. La dimensione del fenomeno? Spesso facciamo
sequestri anche di 2.500 tartarughe a volta».
«La
tratta dei cuccioli sarà reato» Un business da 300 milioni l'anno
tratto da http://www.lanuovaecologia.it
04 dicembre 2008
L'Italia dice stop alla tratta dei cuccioli dai paesi dell' Est, un business da 300 milioni di
euro l'anno. sarà prevista la confisca degli animali e la reclusione fino a tre anni con
l'aggravante se il traffico avviene senza vaccinazioni o da zone infette o con vincoli
sanitari.
Il traffico illegale degli animali da compagnia diventa reato. "Pensiamo, con i
ministri Alfano e Sacconi - ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini - di inserire
un reato specifico contro il traffico di animali da compagnia. Un segnale forte contro queste
mascalzonate". L'Italia dice stop alla tratta dei cuccioli dai paesi dell' Est, un
business da 300 milioni di euro l'anno, e questo è uno dei punti del piano d'azione. Frattini
fa appello ai Paesi di origine per una collaborazione più stretta e ha scritto alla
Commissaria Ue alla salute per standard e regole.
Azioni che fanno parte di una più larga alleanza con il ministero del Welfare, stretta
oggi alla Farnesina alla presenza del sottosegretario alla Salute, Francesca Martini. Sul
fronte salute Martini ha annunciato il via "a una task-force di esperti del ministero del
Welfare che lavorerà intensamente in sinergia e in raccordo con
la Farnesina
". "Questo traffico - ha detto Martini - è divenuto una piaga che mette a
repentaglio la salute pubblica esponendola ai rischi collegati sulla mancata profilassi degli
animali e alle condizioni igienico sanitarie in cui sono mantenuti".
Ecco quindi che si pensa a un reato ad hoc che, secondo una bozza, prevede la confisca degli
animali e reclusione fino a tre anni con l'aggravante se il traffico avviene senza
vaccinazioni o da zone infette o con vincoli sanitari. Ma il lavoro è anche oltre frontiera.
"Chiedo una collaborazione più stretta con i Paesi di origine perché
intensifichino i controlli da parte delle autorità veterinarie e doganali", ha detto
Frattini parlando del suo come di un "appello convinto" e sottolineando gli ottimi
rapporto che l'Italia ha con questi Governi. "Assieme al sottosegretario alla Salute,
Francesca Martini - ha detto Frattini - intendo sensibilizzare l'intervento delle Autorità
dei Paesi più interessati: Ungheria (Paese già richiamato dalla Commissione Ue nell'ottobre
2007 su richieste del nostro Paese), Slovacchia, Polonia, Romania, Repubblica Ceca, Slovenia e
Bulgaria, in ambito comunitario, così come di Estonia, Lettonia, Lituania, Russia,
Bielorussia, Ucraina in ambito extracomunitario".
Frattini ha inoltre annunciato di aver chiesto alla Commissaria europea alla Salute,
Androulla Vassiliou "regole di controllo più strette" mentre in ambito nazionale ha
"avviato le procedure per ratificare
la Convenzione
del Consiglio d'Europa per la protezione degli animali da compagnia, firmata dal nostro Paese
nel 1987, ma, dopo 21 anni, non ancora recepita". E con il Natale alle porte, Farnesina e
Welfare lanciano un messaggio agli italiani: "Solo cuccioli di sicura provenienza".
IL FENOMENO IN CIFRE
ISPEZIONI: su 1.189 ispezioni fatte dai Nas su
esercizi di vendita, allevamenti, strutture di addestramento, attività di dog-sitter, servizi
di toelettatura, ambulatori privati e canili sanitari, ha riferito Martini, sono state
accertate 639 violazioni di cui
102 a
carattere penale e
532 a
carattere amministrativo.
PREZZI: secondo
la Lega Antivisezione
(Lav), che ha avviato una campagna di adozione, i cuccioli dell'Est acquistati a circa 60 euro
sono venduti a prezzi fino a venti volte superiori una volta trasformata la loro origine da
Est Europa a italiana. I traffici di cani riguardano in particolare le razze Schitzu, West
Highland, Carlini e Beagle.
RISCHI: assenza di vaccinazioni, certificazioni
e identificazioni; assenza del passaporto europeo; cuccioli strappati alle madri troppo
presto; trasporti in spazi angusti. La documentazione che viaggia con gli animali è
considerata corretta solo nel 2% dei casi.
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