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TORINO - L'origine ha una data precisa: 3 agosto
2005. Quel giorno un rapporto dei Nas di Torino lancia pesanti ombre su come l'Aifa, l'Agenzia
italiana per il farmaco, classifica e cataloga i medicinali da immettere sul mercato. La
sperimentazione di due prodotti bio-equivalenti, i corrispondenti generici di un composto
griffato, non convince.
Ieri l'inchiesta partita dal capoluogo piemontese, e approdata a Roma, nel cuore dell'agenzia
statale del ministero della Salute, arriva al giro di boa dei provvedimenti cautelari.
L'esecuzione di otto delle venti ordinanze di custodia chieste dal procuratore aggiunto
Raffaele Guariniello, i primi arresti da lui firmati in quarant'anni di carriera. Tre persone
finiscono in carcere per corruzione, altre quattro vengono mandate ai domiciliari, un'ottava
riesce a schivare le manette perché probabilmente è in Svizzera. Due, i corrotti, sono alti
dirigenti della stessa Aifa. Sei, i corruttori, lavorano in posti chiave di case farmaceutiche
o in agenzie di intermediazione e rappresentanza.
In questi mesi ci sono stati pedinamenti, intercettazioni telefoniche e ambientali, la
documentazione video del passaggio di una mazzetta, timide e parziali ammissioni. I capi di
imputazione, trenta, elencano i singoli episodi e tratteggiano uno scenario devastato. Il gip
Sandra Recchione, il giudice che ha filtrato le richieste di arresto e firmato le ordinanze,
si spinge ad affermare come "dalle indagini sia emerso che Nello Martini, quale direttore
generale dell'Aifa, intrattenga rapporti privilegiati con gruppi multinazionali di società
farmaceutiche e, in particolare, con le società Bayer e Glaxo Smith and Kline".
A Martini, oltre alla corruzione, viene contestato il favoreggiamento di un suo funzionario:
il subalterno lo avrebbe aiutato "a eludere le investigazioni della procura di Torino,
avvertendolo che il suo telefono era sotto controllo". Non solo. A Palazzo di giustizia,
nel capoluogo piemontese, c'era una gola profonda. E altri personaggi - pubblici ufficiali in
corso di identificazione, come la talpa della procura, una donna - avrebbero passato
informazioni e notizie riservate.
Omologazioni di farmaci, fasce di prezzi, sperimentazioni.
Tutto, stando alle indagini dei Nas, sarebbe avvenuto al di fuori delle regole. E i rapporti,
i contatti, le mazzette allungate avrebbero garantito un risultato sicuro. L'Aifa, per la
procura, andava azzerata. Il gip Recchione, invece, ha centellinato gli arresti perché seppur
è certa l'agevolazione garantita dai funzionari alle case farmaceutiche, manca la prova del
pagamento del denaro.
Da oggi, per competenza territoriale, a diradare le ombre che avvolgono l'operato dell'Aifa
continuerà la procura di Roma. A quella di Torino resta una minima parte del fascicolo. E un
impegno. Il procuratore aggiunto Guariniello, coordinatore del pool "sicurezza e tutela
dei consumatori", spiega che si lavorerà ancora sulla catena di controlli,
certificazione e immissione sul mercato dei farmaci, perché l'inchiesta ha dimostrato le
falle del sistema e ci potrebbero essere possibili implicazioni per la salute di chi consuma i
medicinali approvati con procedure non ortodosse e tempi dilatati.
(22 maggio 2008)
"Non
cambiare quell'etichetta
farò finta di non accorgermene"
Nell'ordinanza i dialoghi fra i manager delle case farmaceutiche e i
"controllori"
Telefoni intercettati, bustarelle e misteri. Chiesti in tutto una trentina di fermi.
tratto
da http://www.repubblica.it
TORINO - Le etichette dei farmaci erano fuori
legge? Non indicavano rischi che potevano essere letali perfino sui bambini? Le amicizie
dentro l'Agenzia italiana del farmaco erano talmente solide e radicate, che si chiudeva un
occhio.
Sarebbe, secondo l'accusa, il caso del "farmaco Minirin della Ferring". "La
grave incompatibilità - scrive il gip di Torino nella sua corposa ordinanza - con
l'indicazione di enuresi (ndr, incontinenza) notturna dei bambini, resa evidente dal decesso
di un bimbo in Francia, non impedisce al Walter Patriarca di chiudere un occhio circa il fatto
che il farmaco sia in circolazione senza revisione delle etichette".
Nel marzo del 2006 era partito "l'ordine dell'agenzia francese del farmaco di
eliminazione dell'indicazione terapeutica". E, di conseguenza, anche l'Italia si sarebbe
dovuta adeguare per evitare rischi. Il funzionario Aifa indagato, allora, chiama l'amico,
referente in Italia per la società e lo incalza. "Perché dici di rifarla?", lo
interroga l'amico che non capisce tale premura. "Senti una cosa - insiste - abbiamo
problemi produttivi che dobbiamo risolvere, le etichette secondo te io le posso smaltire,
almeno quelle ad esaurimento?". La risposta al telefono intercettato del funzionario è
emblematica: "Senti, allora facciamo così, io faccio finta di niente, di non
vederle..."
Tra i due indagati, Patriarca e Giuseppe Irianni, il rapporto sembra fraterno. I due parlano
tranquillamente di come scambiarsi anche il denaro. Il primo, funzionario dell'Agenzia, chiede
all'altro, raccomandandosi "10 mila euro in contanti grossi, i più grossi che hai".
Ma riceve anche in dono una vacanza in albergo a Maratea "con moglie e figlio in una
camera matrimoniale più lettino vista mare".
I pm di Torino, capeggiati dal procuratore aggiunto Raffaele Guariniello, avevano costruito un
castello di accuse con l'obiettivo di spazzarla letteralmente via l'Aifa, a colpi di ordini
d'arresto per il carcere. Di diverso avviso il gip, che ha respinto oltre 20 richieste,
accogliendo solo otto misure restrittive.
Figura di primo piano nell'esplosiva inchiesta è il direttore generale Nello Martini che ha
come interlocutori manager di primo piano della Bayer, Umberto Filippi e Roberto Ceresa. Il
primo addetto all'Heat Policy Regulatory Affaire head del colosso tedesco, il secondo un
gradino sotto, con un passato in Siemens ma anche con una lunga militanza nella Lega Nord.
Martini li incontra anche furtivamente fuori dall'orario di lavoro, come avvenuto il 9
febbraio 2007 all'aeroporto di Verona.
L'impegno di Martini è visibile, come quando, stando sempre ai pm, concede una corsia
preferenziale al farmaco "Levitra", un farmaco analogo al Viagra, "che nel
febbraio del 2007 ottiene una procedura particolare e non prevista, ovvero il mantenimento di
Levitra in classe C". Il risultato? "A seguito della decisione dell'Aifa, gli
acquirenti verranno ugualmente rimborsati: ciò significa che il Servizio sanitario nazionale
si troverà a pagare un costo maggiore rispetto alla preventivata spesa per ottenere una
analoga prestazione".
Per il gip, "la proposta di Martini costituisce il compimento di un atto contrario alle
previsioni di legge", ma ciò non giustifica il suo arresto.
Non è scampato al carcere invece Pasqualino Rossi, funzionario dell'Aifa, dirigente
dell'ufficio Assessment Europeo. Secondo le accuse, con la bustarella ottenuta in cambio di un
occhio di riguardo nei confronti delle pratiche presentate all'Agenzia del farmaco da una
procuratrice di più aziende (finita ieri ai domiciliari), il Rossi si sarebbe perfino pagato
in contanti il fabbro che gli montava la porta blindata di casa. La moglie del Rossi stesso,
il 7 luglio scorso, al telefono era preoccupata per il saldo della blindatura. Ma il marito la
rassicura: "Tanto dovrebbe passare già D. R."
(L. Ple. E. Ran.)
(22 maggio 2008)
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