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Gli aghi indurrebbero il rilascio di adenosina una molecola fondamentale in
molti processi biochimici
MILANO - Sdraiati a pancia in giù infilzati da decine di
aghi. E il dolore passa. Se finora sull’effetto dell’agopuntura aleggiava l’ombra
dell’effetto placebo, o se si preferisce, della suggestione, adesso i suoi sostenitori
possono archiviare a loro favore un dato «molecolare». Secondo uno studio pubblicato sulla
rivista Nature Neuroscience la pratica più famosa delle medicina tradizionale cinese sembra
infatti in grado di indurre nell’organismo la produzione di antidolorifici naturali.
LA SCOPERTA
– A
svelare il meccanismo biochimico in questione sono stati ricercatori dell’università
americana di Rochester di New York guidati dal neuroscienziato Maiken Nedergaard, sottoponendo
a una seduta di agopuntura durata 30 minuti un gruppo di topi sofferenti a una zampa e
rilevando che negli esemplari in cui il dolore si riduceva di più c'era nei tessuti trattati
una concentrazione 24 volte maggiore di adenosina una molecola che riveste un ruolo
fondamentale in diversi processi biochimici. Come controprova dell'attendibilità della loro
scoperta gli esperti hanno eliminato dalle stesse zone i recettori che si attivano in risposta
all'adenosina (senza recettori l'adenosina non può più agire) e riscontrando che l'effetto
analgesico svaniva. Infine gli esperti hanno dimostrato che si può potenziare l'effetto
dell'agopuntura dando ai topi, in concomitanza col trattamento, un farmaco che prolunga
l'azione dell'adenosina. In pratica, cioè, questo farmaco non fa altro che impedire la «digestione»
fisiologica dell'adenosina lasciando che la molecola resti in circolo più a lungo e quindi
prolungando e intensificando l'effetto degli aghi.
GLI SCETTICI –
«L’agopuntura è stata per 4mila anni il trattamento medico più diffuso in alcune parti
del pianeta ha sottolineato Nedergaard, ma poiché il suo meccanismo non era stato compreso
alla perfezione, molte persone rimanevano scettiche sull’efficacia di questa pratica ». Ciò
non basta a spazzare ogni dubbio sull’efficacia o perlomeno sui meccanismi
dell’agopuntura. «La scoperta di Maiken Nedergaard rappresenta sicuramente una prova
importante – ha commentato sul Times
Online George Lewith, professore alla University of Southampton -, ma non
chiarisce realmente se gli effetti di questa pratica vanno oltre l’effetto placebo». Stessa
opinione per il professor Edzard Ernst della University of Exeter che rinforza: «Servono
esperimenti più rigorosi».
IN ITALIA
LA USANO
6 MILIONI DI PERSONE -Secondo
dati riportati dall'Associazione Italiana Agopuntura sarebbero circa sei milioni gli italiani
che ogni anno ricorrono agli aghi per i motivi più disparati e, secondo i dati emersi da un
recente incontro promosso dalla Società italiana di Farmacognosia (Siphar), sarebbero circa
12 mila i medici agopuntori, numero che pone l'Italia al terzo posto dopo Cina e Giappone.
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