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«Un
bambino su cinque soffre, oggi, di disturbi psicologici».
Questa gravissima denuncia, che apre scenari decisamente inquietanti, arriva dalla massima
autorità sanitaria a livello mondiale: l’OMS.
Una dichiarazione che si spinge addirittura a profetizzare entro il 2020 un raddoppio di
queste patologie,
anche se il termine patologia, in questo preciso caso, è una inesattezza che
vedremo di fondamentale importanza.
Quindi…facendo due conti molto rapidi: la popolazione infantile a livello mondiale, dovrà
fare i conti nel prossimo futuro con una piaga sociale che coinvolgerà oltre il 40% dei
bambini.
Un numero decisamente allarmante. Pure troppo se devo essere onesto.
Ma non siamo qui a mettere in discussione le analisi ufficiali dei ricercatori dell’OMS,
nonostante in passato qualche piccolo errore di interpretazione lo hanno commesso pure
loro. Il nostro tentativo è quello di comprendere le vere motivazioni se ce sono, e guarda
caso ce ne sono, che si nascondono dietro una delle sindromi più complesse e contrastanti di
questi ultimi anni: il «Disturbo da Deficit dell’Attenzione con Iperattività»,
chiamato per comodità ADHD, e del quale ci siamo già occupati sulle pagine di Nexus.
Certamente queste statistiche fanno impallidire. Eppure il problema non è questo!
Non è importante conoscere il numero di bambini che soffrono di presunte turbe psicologiche,
se per esempio si viene a sapere che la diagnostica presente delle lacune, quanto semmai
sapere che queste turbe vengono curate con farmaci pericolosi per la salute stessa.
Un sottile rapporto di proporzionale dipendenza tra il numero di “Attention Deficit
Hyperactivity Disorder” diagnosticati e l’uso di specifici prodotti.
E’ giusto ricordare che in America nel 1997 il numero di ragazzi americani a cui è stato
diagnosticato l’ADHD raggiungeva i quattro milioni, e le stime attuali si aggirano attorno
ai sei milioni.
Incredibile: sei milioni di potenziali ragazzini con disturbi psicologici!
Ma la cosa ancora più incredibile è che moltissimi di loro usano e useranno per questi
problemi farmaci molto tossici. Negli anni ’90, sempre negli Usa, l’uso di uno stimolante
per l’ADHD è aumentato del 700%.
Oltre 20 milioni di ricette sono state compilate in un solo anno tra giugno 2000 a giugno
2001. Venti milioni di ricette!
Avete compreso la portata del fenomeno? Con simili dati, come non pensare agli enormi
interessi economici, considerato che i medicinali hanno sempre un costo per la società?
Ma attraversiamo l’Oceano e andiamo a vedere la situazione qui da noi, in Europa.
Nulla di buono all’orizzonte naturalmente.
In Francia uno studio sull’uso di farmaci psicotropi tra i bambini di 609 scuole elementari
ha stabilito che più del 12% ricevevano già psicofarmaci al momento dell’ingresso a
scuola, e di questi il 36% aveva iniziato all’età di un anno o addirittura prima.
In Germania tra il 1995 e il 1999 il numero di pillole vendute è aumentato del 400%. Nel 2001
un bambino tedesco ogni tre assumeva regolarmente psicofarmaci!
Anche la neutralissima Svizzera è interessata da questa pandemia: tra il 1996 e il 2000 nel
Cantone di Neuchatel, il numero di prescrizioni di Metilfenidato (principio attivo del farmaco
che va sotto il nome commerciale di Ritalin) è aumentato del 690%. E in Italia?
Per comprendere la situazione nel Belpaese, basti sapere che il Ministero della Sanità ha
dichiarato che le prove cliniche del Metilfenidato sono sufficienti per considerarlo l’unico
medicinale utile nel «Attention Deficit Hyperactivity Disorder».
Cosa aggiungere? Nulla!
Accontentiamoci di conoscere questo medicinale di elezione.
Il Ritalin è uno dei farmaci di punta dalla Novartis (Ciba-Geigy & Sandoz), la
multinazionale svizzera che fattura oltre 20 miliardi di dollari ogni anno grazie all’agrochimica
e farmaceutica.
Prodotto per la prima volta dalla Ciba-Geigy, e dopo la fusione tra quest’ultima con la
Sandoz, la Novartis ha felicemente ereditato il tutto.
Fin qui nulla di strano. Almeno fino a quando si viene a sapere, sempre dal Ministero della
Sanità italiano, che il Ritalin è catalogato nella Tabella I dei stupefacenti,
assieme a cocaina, eroina, morfina, anfetamine, oppiacei, LSD, mescalina, e poche altre
sostanze analoghe.
Qualcosa non torna: il farmaco principe messo a disposizione dalla scienza psichiatrica per
curare bambini presenta almeno 2900 effetti collaterali noti
e causa assuefazione oltreché dipendenza!
Significa che gli psichiatri, sostengono la tesi del disturbo biologico vero e proprio, «drogano»
letteralmente i bambini mediante il Ritalin? Come d’altronde non considerare «droga»
un prodotto di sintesi catalogato nella tabella appena vista? Se il Metilfenidato non
avesse gli effetti collaterali e deleteri dei stupefacenti non si troverebbe elencato.
Correggetemi se sbaglio?
Attualmente il Metilfenidato esiste in quattro vesti commerciali: Ritalin della Novartis,
Rubifen della Bestpharma, Elem della Andromaco, Ritrocel della Silesia. Quello più conosciuto
e utilizzato è naturalmente il Ritalin, forse grazie anche alla potenza economica della casa
produttrice. Molto fortunati quindi i dirigenti del Consiglio di Amministrazione della
corporazione di Basilea, vero?
La crescita esponenziale delle diagnosi di ADHD ha certamente aiutato le loro casse, come pure
il bypass inspiegabile dei divieti di farmacovigilanza a causa degli effetti collaterali noti.
Divieto che in Italia è attivo dal 1989, perché il Ritalin veniva acquistato nelle farmacie
solo per «sballarsi» un po’, e che purtroppo rimarrà tale non per molto. In
novembre 2000 infatti su richiesta della Commissione Unica del Farmaco (CUF) la Novartis ha
presentato ufficialmente la documentazione per la registrazione del farmaco e la sua
commercializzazione in Italia.
L’altra mossa possibile di questa prossima «redenzione» farmacologia potrebbe essere la
recentissima distribuzione nelle scuole dell’obbligo di test specifici, dedicati ai
genitori, che dovrebbero stimare la situazione psicologica dei bambini.
Adesso vediamo però come agisce il Metilfenidato a livello organico.
La sua funzione principale è quella di stimolare il sistema nervoso centrale, proprio come le
anfetamine, e viene quindi usato per ridurre l’iperattività e aumentare la capacità di
attenzione.
Ritorniamo un attimo indietro, precisamente
alla tesi degli psichiatri sul ADHD, perché qui sta il nodo cruciale del problema. Secondo il
dott. Fred Baughman, neurologo infantile e membro dell’American Academy of Neurology: «…La
“psichiatria biologica” in quarant’anni non ha mai confermato l’esistenza di anomalie,
“squilibri chimici” o disturbi “neurologici”, “biologici” o “genetici” in una
sola delle sue diagnosi o delle condizioni di cui afferma l’esistenza».
«Poiché in un bambino affetto da ADHD -
continua Baughman - non si riscontra nessuna anomalia…la terapia farmacologia che ne
consegue è una vera e propria aggressione fisica».
Una buona fetta però della
psichiatria ufficiale, considerando il Disturbo da Deficit di Attenzione una patologia
biologica, esegue sistematicamente questa aggressione chimica, l’altra parte invece dei
ricercatori s’identificano nelle parole del dott. Joe Kosterichdell’Associazione
Medica Australiana: «la diagnosi dell’ADD è del tutto soggettiva…Non esiste nessun
test. E’ solo una questione di interpretazione».
Una interpretazione importante e soprattutto pericolosa aggiungo io.
Chi ha ragione? Quelli che usano una droga, riconosciuta e vietata in alcuni paesi, per
rendere attenti dei bambini (spesso) distratti o chi invece cerca altre strade:
sociologiche, psicologiche e/o comportamentali?
Prima di rispondere, vediamo come viene diagnosticato questo disturbo.
Il Deficit è apparso nella scena intorno agli anni ’80 dopo che alcuni psichiatri avevano
individuato una malattia che colpiva i bambini rendendoli distratti, troppo vivaci e
iperattivi.
La definizione, accettata dalla comunità scientifica, venne inserita nella bibbia
psichiatrica chiamata DSM: il «Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali».
Questo manuale medico nel corso degli anni ha subito numerose revisioni e/o aggiornamenti che
lo hanno portato dal DSM-I fino all’attuale DSM-IV.
Non tutti sanno però che una nuova malattia, anzi una nuova definizione di malattia, per
essere inserita nel DSM non ha bisogno di vere e proprie prove scientifiche, ma spesso e
volentieri del parere favorevole degli esperti. Esperti gravati da una responsabilità enorme,
perché migliaia di medici baseranno le loro diagnosi proprio nelle definizioni pubblicate nel
tomo.
La curiosità mi ha spinto a spulciare il Manuale Diagnostico IV per vedere come viene
definito il ADHD. Alle voci «Criteri Diagnostici» e «Disattenzione» è saltata fuori una
semplice lista composta da nove punti. Tutto qua?! Ho ricontrollato la copertina del libro per
essere sicuro di avere in mano il testo basilare della psichiatria. Purtroppo era quello.
Ebbene…per sapere se un bambino soffre di questa patologia basta verificare se almeno sei di
questi nove punti sono affermativi.
Preparatevi, perché i quiz della domenica sono niente a confronto!
Non volevo pubblicare la lista,
ma poi ho pensato che leggerla potrebbe aiutarci a comprendere il misterioso funzionamento
della mente umana. Intendo la mente geniale di quei signori che hanno definito una malattia in
questo modo:
a)
spesso non riesce a prestare
attenzione ai particolari o commette errori di distrazione nei compiti scolastici
b) spesso ha difficoltà a mantenere l’attenzione sui compiti e sul gioco
c) spesso non sembra ascoltare quando gli si parla direttamente
d) spesso non segue le istruzioni e non porta a termine i compiti scolastici
e) spesso ha difficoltà a organizzarsi nei compiti e nelle attività
f) spesso evita, prova avversione, o è riluttante ad impegnarsi in compiti che richiedono
sforzo mentale protratto
g) spesso perde gli oggetti necessari per i compiti o le attività
h) spesso è facilmente distratto da stimoli estranei
i) spesso è sbadato nelle attività quotidiane
Ho giocato pure io al
Quizzone, e perdonatemi ma non mi sento molto bene: ho sette punti affermativi su nove! Forse
è il caso che ordini via internet una confezione di Ritalin, visto che le tecnologie
informatiche lo permettono nonostante l’attuale divieto.
Ma scusate un attimo: quanti bambini possono dire oggi di non commettere errori di
distrazione? Quanti non fanno fatica a mantenere l’attenzione sui compiti?
Io che i libri di scuola li vendevo al mercatino dell’usato…
Avrete capito come, con simili «definizioni» è assolutamente normale avere milioni
di piccoli malati in giro per il mondo. Anzi mi stupisco che in america siano «solo»
sei milioni!
E’ come se qualcuno volesse diagnosticare l’AIDS in Africa solamente in base alla
sintomatologia. Fortuna vuole che non viene fatto altrimenti avremo statistiche erroneamente
gonfiate di malati che muoiono delle stesse patologie da migliaia di anni (non viene fatto,
giusto?)
Il dubbio rimane, ma nel nostro caso se personaggi
come: Beethoven, Winston Churchill, Stephen Hawkins, Ernest Hemingway, Leonardo da Vinci,
Salvador Dalì, Henry Ford, Galileo Galilei, John F. Kennedy, John Lennon, Mozart, Napoleone,
Isaac Newton, Nostradamus, Louis Pasteur, Picasso, Edgar Allan Poe, Van Gogh,
e moltissimi altri, sono stati ritenuti a torto o a ragione malati di ADHD oserei dire: ben
venga questo Deficit di Attenzione con Iperattività!
Concludo citando uno dei padri della neuropsichiatria infantile italiana, Giovanni Bollea, il
quale ha dichiarato come «sia fondamentale indagare le cause dell’instabilità
psicomotoria. Cause che possono andare da un disturbo endocrino o in un problema ambientale:
da metodi educativi inadeguati al complesso di Caino (l’aggressività scatenata dalla
nascita di un fratellino)».
«A volte –
continua Bollea – basta prescrivere qualche ora di sport per aiutare il ragazzo a
scaricare l’aggressività».
Quindi prima di usare dei farmaci, scusate volevo dire delle meta-anfetamine, in un
bambino perché non sta attento, non ascolta, è sempre attivo e non ha voglia di stare
seduto, proviamo ad analizzare se vi possano essere altre motivazioni oltre a quelle
biologiche.
Magari problemi sociali, famigliari, di inserimento, di gruppo, ecc.
In questa analisi teniamo in considerazione anche l’immensa mole di informazioni che la
nostra società tecnologica ci ha messo altruisticamente a disposizione. Dati, notizie,
immagini, colori, suoni bombardano il cervello dei bambini – e non solo - ogni istante della
loro vita. Questo grazie a videogiochi, televisione, radio, internet, cellulari, ecc.
Non è possibile che questo eccesso di informazioni si manifesti con alterazioni psicosociali
nelle menti più deboli e/o in formazione come quelle dei bambini? Alterazioni non per forza
organiche, ma semplicemente di overflow. Il cervello è infatti una spugna: assorbe tutto, ma
essendo ancora privo di filtri psicologici assorbe pure le immondizie (violenza,
rabbia, paura, odio, ecc). Se così fosse il Metilfenidato non può risolvere il problema,
perché eccitando il sistema nervoso centrale semmai lo sposta in profondità. E’ come
alzare un tappeto (la psiche) per nasconderci sotto la spazzatura: effettivamente non
si vede più, ma c’è! Eccome se c’è.
La domanda è allora
cosa succederà negli anni quando lo spazio sotto il tappeto andrà ad esaurirsi. Dove andrà
a finire la spazzatura in eccesso?
Marcello
Pamio
Bambini strani. Inchiesta nell’inserto de La Repubblica - 31 agosto 2002
Nexus nr. 39: “Un approccio nutrizionale per curare la ADHD“ di Simon Best
Dott. Fred A. Baughman Jr. “The
Future of Mental Health: Radical Changes Ahead”. Usa
Today, marzo 1997. Documentato dal Comitato dei Cittadini per i Diritti dell’Uomo
Robert Holland, “Classroom addiction to drug use” The Washington Times, 17 giugno 1999
K. Minde, M.D. FRCPC “The Use of Psychotropic Medication in Preschoolers: Some Recent
Developments” Canadian Journal of Psychiatry. Vol.
43, 1998.
Psichiatria: il danno camuffato come tutela sanitaria del Comitato dei Cittadini
per i Diritti dell’Uomo
Federal Chairman, General Practitioner’s Branch, AMA 1999
David Reardon, “Mind drugs are hurting normal children”: AMA (Association
Medical Australian) 6 febbraio 1999
Osservatorio Italiano sulla Salute Mentale OISM
Bambini strani. Inchiesta dell’inserto de La Repubblica
- 31 agosto 2002
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