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"Additivi chimici - Stanno lentamente uccidendo i nostri bambini?"  
 
A firma di Lauralee tratto da http://www.newstarget.com/z022512.html tradotto da Pamio Lodovico

(NewsTarget) Iniziamo dicendo che un additivo chimico non appare essere necessariamente un problema, immediatamente dopo la sua ingestione. Molto spesso gli effetti sono cumulativi; un aumento graduale nel corpo produce l’effetto “montagne russe”, alcuni giorni va bene, alcuni giorni va male. Alcuni bambini sono più sensibili ai cibi trattati e mostrano effetti immediati, subito dopo l’ingestione degli additivi, coloranti in particolare. A piccole dosi gli additivi chimici non sono dannosi. Gli effetti sono legati alla quantità e al peso, i bambini consumano sette volte più additivi della “dose giornaliera accettabile” (ADI). Prima di entrare nei dettagli dei più comuni problemi legati ai cibi, è necessario capire come vengono testati  e il processo di approvazione, con particolare attenzione a quei fattori che possono creare un livello di rischio, a causa degli additivi tossici, nelle diete dei neonati e dei bambini.

La domanda standard e il processo di approvazione avanzato dalla Food Standards Australia New Zealand (FSANZ) include il requisito, che i produttori forniscano sufficiente evidenza scientifica, per sostenere la sicurezza di un additivo chimico. Generalmente gli additivi chimici sono testati su due specie di animali. I test vengono poi verificati per eventuali effetti sul DNA, collegamenti con il cancro, danni ai principali organi vitali, etc. Se viene osservato qualcuno di questi effetti, a dosi elevate, allora lentamente si riduce la quantità di additivi fino a che l’animale non mostra alcun evidente effetto, a questo punto  viene stabilito che nessun effetto è evidente. Questo livello ridotto è considerato “sicuro” per il consumo umano. Il concetto di un livello sicuro è basato sull’assunzione media degli adulti. Al momento, non c’è differenziazione con la “dose giornaliera accettabile” (ADI) adatta ai bambini. Di conseguenza, la dose in proporzione al peso dei nostri bambini sta comprendendo una quantità enorme di additivi tossici nella merenda di tutti i giorni (1).

Quello che è perfino più preoccupante, riguardo a questo processo di approvazione, è che gli additivi sono testati singolarmente. La realtà è che l’uomo consuma innumerevoli e spaventose combinazioni di additivi. Come questi additivi reagiscono in combinazione, è diventato soltanto negli anni recenti di interesse in campo scientifico. Nel marzo del 2006, la Soil Association (principale organizzazione inglese per la certificazione di prodotti biologici e l’agricoltura) ha presentato i risultati di uno studio di tre anni sugli effetti della combinazione di quattro comuni additivi alimentari. I risultati dimostrano che le combinazioni testate possono avere effetto neurotossico.

Gli effetti tossici sulle cellule nervose furono esaminati usando una combinazione dei seguenti quattro comuni additivi alimentari: E133 Blu Brillante FCF con E621 Glutammato Monosodico (MSG) e E104 Giallo Chinolina con E951 l’Aspartame.

La combinazione degli additivi ha un maggior effetto sulle cellule nervose rispetto ai singoli additivi. L’effetto sulle cellule aumenta di quattro volte quando l’E133 Blu Brillante e l’E621 Glutammato Monopodico vengono combinati, e sale di sette volte quando l’E104 Giallo Chinolina viene combinato con l’E951 Aspartame.

Lo studio dimostra che quando le cellule nervose vengono esposte al Glutammato assieme al Blu Brillante o all’Aspartame con il Giallo Chinolina gli additivi bloccano la normale crescita delle cellule e interferiscono con un corretto sistema di comunicazione.

L’esperimento fu effettuato in laboratorio e gli additivi furono combinati nella concentrazione, che teoricamente rispecchia il quantitativo che entra nel flusso sanguigno dopo il tipico snack e bevanda per bambini (2).

Il rischio degli additivi tossici, singoli o in combinazione, è molto più alto per i neonati e i bambini. L’età è un importante fattore nei neonati e nei bambini essendo loro più vulnerabili ai cancerogeni chimici. La valutazione scientifica dei rischi indica che i neonati hanno una limitata capacità di disintossicarsi, dovuta al prematuro sviluppo del fegato e degli enzimi che metabolizzano i veleni, inoltre il peso esiguo del loro corpo può scatenare la tossicità.

Il fatto che i bambini abbiano maggiori esigenze nutrizionali, più piccole masse corporee e la loro dieta sia meno variata rispetto a quella degli adulti, indica che possono avere una maggiore suscettibilità agli effetti tossici. Per esempio, il consumo di bevande analcoliche e di latticini può essere 16 volte più grande rispetto a quello degli adulti (3).

Ci sono molti fattori che promuovono l’accresciuta suscettibilità dei neonati e dei bambini agli additivi tossici, la totalità dei quali sono stati approvati in campo scientifico e sanitario per ben più di un decennio, ma per i quali non è stato dedicato un momento per stabilire livelli di ADI (Dose Giornaliera Ammissibile) per gli additivi. Fino ad oggi tutti gli additivi sono stati autorizzati senza essere testati sugli effetti che possono avere sul comportamento e sull’apprendimento dei bambini.

Chiaramente, ricade sugli adulti la responsabilità di richiedere una più severa regolamentazione ed una maggiore attenzione deve essere tenuta con gli additivi alimentari nello sforzo di proteggere la vulnerabilità delle future generazioni. I bambini hanno poco controllo su quello che mangiano, sono meno informati degli adulti e perciò fanno conto principalmente sugli adulti per prendere decisioni informate e assumere precauzioni per proteggere le loro preziose vite. In quanto genitore/educatore/insegnante ogni sforzo dovrebbe essere fatto per individuare le tossicità che potrebbe potenzialmente danneggiare i nostri bambini e porre fine alla pletora di additivi tossici che entrano nei loro piccoli corpi. 

Note:
(1)                Additivi Alimentari; Food Standards Australia New Zealand; (www.foodstandars.gov.au)
(2)                Cocktail di additivi tossici negli alimenti per bambini. La ricerca è stata pubblicata nel Volume 90, Numero 1, Toxicological Sciences Magazine, Marzo 2006, articolo intitolato “Interazione sinergica tra gli additivi comunemente usati nei cibi in un test sullo sviluppo della neurotossicità” scritto da Karen Lau, W. Garham McLean, Dominic P. Williams e C. Vyvyan Howard.
(3)                Iyaniwura Timothy. Individual and Subpopulation Variations In Response to Toxic Chemicals: Factors of Susceptibility Senior Research Fellow 1998 – 2002 Biomedical Research Centre, Ninewells Hospital Dundee, Scotland, UK (www.riskworld.com/Nreports/2004/Iyaniwura.htm).

Riguardo all’autore

Lauralee Dottore in Scienze Sociali specializzata in Sport, Esercizio e Nutrizione. Eco (The Environmental Careers Organization) – imprenditore con Miessence; la più grande catena del mondo di Prodotti Biologici Certificati dall’International Food Standars www.miorganicfamily.com. Attualmente sta scrivendo un libro “Toxic Generation” un indagine sui pericolosi effetti che hanno sulla nostra salute le sostanze chimiche tossiche presenti nel cibo e nei prodotti per la cura personale.

Tratto da http://it.wikipedia.org/

Il Blu Brillante FCF (E133) è un colorante alimentare sintetico molto solubile in acqua. Appare come una polvere blu. È un pigmento che deriva dal liquido della distillazione del carbone per ottenere il coke. Può essere combinato con la tartrazina (E102) per ottenere varie tonalità di verde. Si trova spesso nei gelati, scatole di piselli, prodotti caseari, dolci e bibite. Una volta proibito in Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Italia, Norvegia, Spagna, Svezia, e Svizzera, è stato dichiarato additivo innocuo dall'UE ed è permesso nella maggior parte dei paesi. Negli Stati Uniti la produzione annua eccede il milione di libbre ed il consumo è di 16 mg a persona.
Il Blu Brillante FCF è uno dei coloranti che il Gruppo di supporto per i bambini iperattivi consiglia di eliminare dalla dieta dei bambini.

Il glutammato monopodico (E621) è il sale di sodio dell'acido glutammico, uno dei 20 amminoacidi naturali. E' uno degli amminoacidi più abbondanti in natura, ed è possibile trovarlo in molti alimenti come latte, pomodori e funghi oltre che in alcune alghe usate nella cucina giapponese. Il parmigiano è il cibo che contiene ne contiene di più: 1,2 grammi ogni 100. A temperatura ambiente si presenta come una polvere bianca cristallina, solubile in acqua. In natura, scoperto nel 1908 dal chimico giapponese Ikeda, è un costituente della Laminaria japonica, un'alga comunemente utilizzata nella cucina giapponese. Il glutammato monosodico, la cui percezione gustativa - detta umami - costituisce uno dei cinque gusti base avvertiti dagli esser umani, trova uso nell'industria alimentare come additivo; è identificato dalla sigla E621. È un esaltatore di sapidità e l'ingrediente principale dei dadi da brodo e dei preparati granulari per brodo.

La chinolina (nota anche come Giallo di chinolina o Giallo per alimenti 13 e classificato come E104) è un colorante idrosolubile utilizzato nei cibi. Fra i vari nomi chimici con cui è noto vi sono: 1-Benzazene, Benzo(b)piridina, oppure 1-Azanaftalene. È stato riconosciuto che ha l'effetto di stimolare la produzione di istamina e può avere effetto sulla retina e sul fegato, per questo è proibito in molti paesi. Il suo contatto può anche causare dermatiti. Il suo colore ha uno spettro che va dal giallo chiaro al giallo verde. Lo si può trovare nei gelati, nelle caramelle, nelle uova, e nel merluzzo affumicato. È uno dei coloranti di cui si chiede la totale eliminazione dalla dieta dei bambini. Pur essendo permesso in Gran Bretagna e in Italia, è stato proibito in Giappone, Norvegia e Stati Uniti. Dal 2003 il suo uso è stato permesso nuovamente in Australia. Il giallo chinolina è usato come pigmento per i tatuaggi.

L'aspartame (E951) è un dolcificante artificiale a basso contenuto calorico. È composto da due amminoacidi, l'acido aspartico e la fenilalanina, e l'estremità carbossilica della fenilalanina è esterificata con il metanolo. Il suo potere dolcificante è 200 volte maggiore di quello dello zucchero, motivo per cui ne sono necessarie piccole quantità per dolcificare cibi e bevande. L'aspartame, come altri prodotti dolcificanti come il ciclamato e la saccarina, è per questo utile a chi soffre di diabete e per le persone che vogliono ridurre l'apporto di calorie nella dieta. Le persone che soffrono di fenilchetonuria, che hanno cioè difficoltà nell'assimilare la fenilalanina, devono controllare l'assunzione di aspartame in quanto fonte di fenilalanina. L'aspartame è un additivo alimentare autorizzato a livello europeo e classificato col numero E951. La dose giornaliera ammissibile è stata fissata in 40 mg/kg di peso corporeo. L'aspartame è stato scoperto per caso nel 1965 da James M. Schlatter, un chimico che lavorava presso la ditta G.D. Searle & Company. Schlatter stava lavorando alla produzione di un farmaco anti-ulcera e scoprì la dolcezza del composto sintetizzato leccandosi il dito che era stato contaminato dall'aspartame. Come testimonia la storia della sua autorizzazione per l'uso in alimentazione, l'aspartame è stato oggetto di numerose controversie.
Diversi studi sull'aspartame in animali da laboratorio hanno evidenziato la comparsa di tumori a seguito dell'assunzione orale di questo dolcificante. Tra le ipotesi più accreditate c'è quella per cui la tossicità da aspartame sia dovuta alla liberazione nell'organismo del metanolo, una sostanza nota per avere effetti tossici, e in particolare perché causa cecità. Anche il meccanismo d'azione tossica del metanolo non è del tutto chiarito, si ipotizza che non svolga un'azione diretta, ma che la tossicità sia dovuta alla sua trasformazione in formaldeide ed in acido formico. Il metanolo è tuttavia contenuto in molti alimenti, in particolare frutta ricca in pectine, come le mele, ma sembra che la presenza in questi alimenti di etanolo ne contrasti la tossicità, forse diminuendone l'assorbimento.
Un nuovo e più dettagliato studio sugli effetti a lungo termine del consumo di Aspartame in dosaggi compatibili con la dose minima giornaliera permessa per il consumo umano è stato pubblicato nel settembre 2007 su Environmental Health Perspectives [6], realizzato anch'esso dall'Istituto "Ramazzini" di Bologna. In tale studio, l'unico che abbia preso in considerazione l'uso di aspartame fin dai primi cicli di vita e abbia seguito la storia clinica dei topi fino al loro decesso naturale, sono stati rilevati dagli autori evidenti indicatori di rischio per la salute umana, in particolare per i bambini. L'agenzia europea EFSA e la corrispondente agenzia statunitense FDA non hanno al momento presentato un parere ufficiale sui risultati di questo secondo studio.