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"Acqua: superato un milione di firme"  
Un milione di firme per il referendum contro la privatizzazione dell'acqua: un risultato storico per il nostro paese 
ad un mese dalla consegna delle firme in Cassazione. Cosa possono fare i Comuni?

tratto dal sito
http://www.aamterranuova.it del 22 giugno 2010 a firma di gab

Un milione di firme per il referendum contro la privatizzazione dell'acqua: un risultato storico per il nostro paese ad un mese dalla consegna delle firme in Cassazione. Cosa possono fare i Comuni?

La raccolta firme avviata lo scorso 24 aprile per promuovere tre referendum contro la privatizzazione dell’acqua stabilita dal decreto Ronchi, ha raggiunto e superato il milione. Un risultato mai raggiunto prima da nessuna campagna referendaria. L’obiettivo è quello di portare almeno 25 milioni di italiani alle urne nella primavera 2011.

Manca ancora un mese alla consegna delle firme in Cassazione, e questo numero impressionante potrebbe diventare ancora più grande. L'obiettivo è oggi quello di portare almeno 25 milioni di italiani alle urne nella primavera 2011. Con questo entusiasmo, con questa partecipazione, con questa voglia di bene comune ce la possiamo fare, tutti insieme. Un milione di grazie ai tutti i cittadini che hanno firmato. Si scrive acqua, si legge democrazia.

Proprio sabato, anche il sindaco di Milano Letizia Moratti, in visita al Mercato della Terra del capoluogo lombardo, si è espressa sul referendum, commentando la presenza di un punto di raccolta firme: «Non c’è nessuna privatizzazione dell’acqua. L’acqua di Milano è dei milanesi. Questa è disinformazione». Il problema è che il decreto Ronchi, divenuto legge a fine 2009, dispone (o meglio impone) di cedere ai privati la gestione del servizio idrico integrato con l’istituzione di bandi di concorso entro il 31 dicembre 2011. Per non essere obbligati a introdurre il servizio privato il Comune deve dichiarare tale servizio privo di interesse economico. E per far ciò deve cambiare lo Statuto Comunale.

Alcuni comuni l’hanno già fatto: nella provincia di Torino, grazie a una legge di iniziativa popolare, sostenuta da diecimila firme, una serie di comuni hanno modificato il proprio statuto e dichiarato il servizio idrico privo di interesse economico. Così a Torino e provincia il servizio idrico è gestito dalla Società Metropolitane Acque Torino interamente pubblico, e potrà rimanere tale grazie alla modifica dello statuto.

A rendere ancor più grave, nel merito e nel metodo del percorso legislativo del decreto Ronchi, vi è il fatto che esso sia stato approvato ignorando la volontà popolare che nel 2007 si era espressa con una proposta di legge per l’acqua pubblica raccogliendo oltre 400.000 firme, oggi ancora in discussione in Parlamento. Nel frattempo cinque regioni hanno impugnato il decreto Ronchi di fronte alla Corte costituzionale, lamentando la violazione di proprie competenze esclusive.

Il decreto Ronchi colloca tutti i servizi pubblici essenziali locali (non solo l’acqua) sul mercato, sottoponendoli alle regole della concorrenza e del profitto, espropriando di fatto il soggetto pubblico e quindi i cittadini dei propri beni.

L’approvazione dei tre quesiti referendari rimanderà, per l’affidamento del servizio idrico integrato, al vigente art. 114 del Decreto Legislativo n. 267/2000 che prevede il ricorso alle aziende speciali o, in ogni caso, a enti di diritto pubblico che qualificano il servizio idrico come strutturalmente e funzionalmente “privo di rilevanza economica”, un servizio di interesse generale e privo di profitti nella sua erogazione.

Per maggiorni informazioni:
www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/