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Nel comune di Aprilia Davide ha vinto contro Golia. L'amministrazione comunale
si riprende il controllo della gestione idrica, forte di una sentenza del Consiglio di Stato.
E di un tesoretto accumulato negli anni. I cittadini hanno continuato a pagare l'acqua sul
conto corrente comunale
Agli italiani decidere se vogliono
ancora l'acqua pubblica. In attesa della raccolta di firme che partirà sabato 24 aprile
qualcosa si muove. Un successo partito da chi si è rifiutato di cedere alla prepotenza delle
multinazionali.
E' il caso di Aprilia (Lt), dove grazie alle sollecitazioni del comitato
cittadino e al giudizio di una sentenza del Consiglio di Stato il comune si riappropria della
gestione della risorsa idrica. Una vittoria storica, partita da lontano.
Attraverso una lunga lotta delle famiglie, che già quattro anni fa decisero a non versare i
pagamenti al gestore private, viene invertita la rotta delle liberalizzazioni.
I cittadini hanno dirottato i propri pagamenti verso un conto corrente del
comune, con le le tariffe che erano state decise dal consiglio comunale.
Una vittoria di Davide contro Golia, Acqualatina, che aveva ingaggiato Gerit Equitalia nel
recupero crediti.
Il presidente del consiglio comunale ha deciso di officializzare questa
inversione di rotta, convocando le principali tre commissioni, con all’ordine del giorno «la
riconsegna dell’impianto idrico comunale da parte di Acqualatina S.p.a.».
L’amministrazione comunale – fatta di liste civiche elette un anno fa dopo un lungo
governo del centrodestra – ha dunque deciso: la prossima settimana chiederà indietro le
chiavi dell’acquedotto al gestore partecipato dalla multinazionale francese Veolia.
I settemila firmatari delle contestazioni, che per anni hanno denunciato le conseguenze della
gestione privata dell’acqua, hanno dimostrato che la mobilitazione dei cittadini – al di
fuori dei partiti, basata solo sul senso civico e
su quel sentimento profondo che respinge le ingiustizie – può cambiare
le cose, può rimandare a casa una multinazionale potente come
la Veolia.
Il consiglio comunale agisce in attuazione di una sentenza del Consiglio di Stato
depositata lo scorso anno, che riconosce alcuni principi fondamentali sulla
gestione dei beni comuni con l’acqua, a cui viene riconosciuto un valore
superiore, su cui è necessario garantire la massima tutela. Secondo tale la sentenza i
comuni hanno il pieno titolo di decidere come gestire le risorse idriche, senza dover subire
interventi dall’alto.
Il Consiglio di Stato ha concluso che il comune di Aprilia può decidere a chi
affidare la propria acqua senza doversi inchinare alle decisioni prese dalla Provincia di
Latina – che di fatto ha voluto imporre la scelta di un gestore privato – guidata dal
centrodestra.
Aprilia apre la strada a tantissimi comuni, stretti tra acquedotti che non possono più
governare e una popolazione sempre più inferocita, che in ogni caso continua a rivolgersi ai
primi cittadini, ai loro eletti. È questo il vero paradosso della privatizzazione, che non
potrà che peggiorare con il decreto Ronchi. Cosa farsene della mera proprietà delle reti se
l’acqua che scorre è gestita da consigli di
amministrazione non eletti dai cittadini e non sottoposti ai principi
della democrazia rappresentativa?
Il Comune di Aprilia si prepara a riprendere la gestione degli acquedotti e delle
fognature partendo però con il piede giusto: un piccolo tesoretto accumulato dagli utenti: più
di un milione di euro versati dalle settemila famiglie in questi anni.
Fonte: Il Manifesto, http://www.altracitta.org/2010/04/09/aprilia-lacqua-torna-pubblica/
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