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La Storia forse non si ripete, ma, come osserva Mark Twain, può per lo meno
creare rime con se stessa. Le crisi e i conflitti del recente passato sono abbastanza simili
anche se basati su condizioni differenti. Attualmente, la corsa per le risorse è già partita
e rassomiglia al Grande Gioco che si svolgeva durante le decadi che hanno portato alla Prima
Guerra Mondiale. Adesso come allora il premio più ambito era il petrolio e il rischio era che
gli animi si scaldassero e non sarebbe finito tutto bene. Però questo non è un semplice
ritorno alla fine del XIX e inizio del XX secolo. Oggi ci sono nuove potenze in corsa e il
petrolio non è l’unico interesse.
Fu Rudyard Kipling che mise l’immagine del Grande Gioco nell’immaginario collettivo in Kim,
la sua novella di avventura sullo spionaggio e la geopolitica imperiale nell’era del Raj
britannico. Allora, i giocatori principali erano Inghilterra e Russia e lo scopo del gioco era
controllare il petrolio dell’Asia centrale.
Oggi l’Inghilterra difficilmente può influire nel gioco mentre India e Cina, che
nell’ultimo round del gioco erano messe all’angolo, ora sono emerse come giocatori chiave.
La lotta però non rimane a lungo circoscritta al controllo del petrolio dell’Asia centrale.
Ora spazia dal Golfo Persico all’Africa, dall’America Latina fino ai Poli e non riguarda
solo il petrolio ma anche l’acqua e nuovi giacimenti minerari da sfruttare. Dopotutto, il
riscaldamento globale sta incrementando la scarsità di risorse naturali. Il Grande Gioco che
si sta svolgendo oggi è più incontrollabile e pericoloso dell’ultimo.
Il nuovo giocatore più importante è
la Cina
ed è proprio lì che il modello emergente è più chiaro. I governanti cinesi hanno puntato
tutto sulla crescita economica. Senza migliorare adeguatamente gli standard di vita generali
si potrebbe creare una onda di malcontento di grandi dimensioni, il che potrebbe rappresentare
una minaccia al loro potere. Oltretutto
la Cina
sta nel mezzo del più grande e veloce processo di emigrazione dalla campagna alla città
della Storia, che non può essere fermato.
Non c’è alternativa al continuare la crescita, però questo crea terribili effetti
secondari. Usata in larga scala nell’industria e nell’agricoltura e sotto la minaccia del
ridimensionamento dei ghiacciai himalayani, l’acqua sta diventando una risorsa non
rinnovabile e limitata. Due terzi delle città cinesi già devono far fronte alla carenza
d’acqua, mentre il deserto avanza conquistando terre coltivabili. L’industrializzazione
selvaggia sta incrementando questo disastro ambientale, così come le molte centrali
energetiche che funzionano a carbone, fortemente inquinante, che accelerano il riscaldamento
globale. Si è entrati in un circolo vizioso e non solo in Cina. Visto che la crescita
continua ha bisogno di grandi quantità di energia e minerali, le industrie cinesi stanno
ripulendo le scorte globali con il risultato di un’inarrestabile crescita della domanda per
le risorse, che non sono infinite.
Anche se le riserve petrolifere probabilmente non sono in via di esaurimento, i giorni in cui
il petrolio era economico sono finiti per sempre. Gli Stati stanno reagendo cercando di
accaparrarsi i pochi giacimenti rimanenti, anche quelli di risorse che sono causa del cambio
climatico. Il Canada sta costruendo basi per contrastare le rivendicazioni russe sulla cappa
polare artica in fase di scioglimento, parte della quale è reclamata anche da Norvegia,
Danimarca e USA. L’inghilterra sta reclamando diritti di sfruttamento in varie aree del Polo
Sud.
La corsa per le risorse sarà la maggiore causa dei conflitti che ci aspettano in questo
secolo. Il pericolo non è solo un altro shock petrolifero che colpisca la produzione
industriale, ma anche la minaccia di carestie. Senza rifornimenti di petrolio alle industrie
sempre più meccanizzate molti degli scaffali dei supermercati rimarrebbero vuoti. Lontani da
uno svezzamento dell’economia dal petrolio, dal quale è più dipendente che mai,
difficilmente sorprende che le grandi potenze aumentino la marcia per accaparrarsi la propria
quota.
Questa nuova partita del Grande Gioco non è cominciata ieri. Cominciò con l’ultimo grande
conflitto del XX secolo, che non fu niente altro che una guerra per il petrolio. Nessuno
pensava di dichiarare che la prima Guerra del Golfo era in atto per combattere il terrorismo o
per esportare la democrazia. Come ammisero al tempo il Presidente George Bush Senior e John
Major, era finalizzata a mettere al sicuro le riserve di petrolio, né più né meno.
Nonostante le smentite di una classe politica ancor meno onesta delle precedenti, non c’è
ombra di dubbio che il controllo del petrolio iracheno fu uno degli obiettivi principali
dell’ultima invasione del Paese.
Il petrolio rimane dunque al centro del gioco e, forse, è ancor più importante di prima. Con
il loro complesso logistico e la forte relazione con la forza aerea, gli eserciti moderni sono
estremamente dipendenti dall’energia. Secondo un rapporto del Pentagono, il fabbisogno
giornaliero di petrolio per ogni soldato è quadruplicato tra
la II Guerra
Mondiale e
la I Guerra
del Golfo ed è ulteriormente quadruplicato tra quest’ultima e l’ultima invasione
dell’Iraq. Recenti stime affermano che il fabbisogno sia ancor più aumentato negli ultimi 5
anni di occupazione.
Anche se i Paesi occidentali hanno dominato l’ultimo round del gioco, questa volta devono
contare su Paesi produttori sempre più sicuri di sé. Il sottile disprezzo di Putin per
l’opinione pubblica mondiale può infastidire l’Europa, però siamo fortemente dipendenti
dalla sua energia. Hugo Chavez può essere oggetto di odio da parte di Gorge W. Bush, però il
Venezuela vende agli USA circa il 10% del totale delle importazioni americane. Il Presidente
Ahmadinejad è spesso dipinto come l’incarnazione del demonio, però con il petrolio a 100$
il barile, ogni tentativo occidentale di farlo cadere potrebbe essere realmente rischioso.
Mentre le potenze occidentali sono in declino, le potenze nascenti sono ai ferri corti tra di
loro. Cina e India sono rivali per il petrolio e il gas naturale nell’Asia Centrale. Taiwan,
Vietnam, Malaysia e Indonesia sono in contrasto per le reserve sottomarine nei mari della Cina
del Sud. Arabia Saudita e Iran sono rivali nel Golfo Persico, quest’ultimo sta buttando un
occhio sull’Iraq insieme alla Turchia. Una grande cooperazione internazionale sembrerebbe la
soluzione più ovvia, ma la realtà è che le risorse cominciano a scarseggiare e il mondo è
costantemente sempre più diviso e frammentato.
Siamo lontani dal mondo fantastico di solo qualche decennio fa, quando affascinanti guru
parlavano saggiamente dell' economia del sapere. Allora, si parlava pensando che le risorse
materiali non sarebbero stati un problema, erano le idee guidavano lo sviluppo economico. I
cicli dell’economia erano stati lasciati alle spalle ed era cominciata un’era di crescita
senza fine. In realtà, la teoria economica del sapere si rivela un’illusione creata da
petrolio e denaro a modico prezzo e i boom infiniti finiscono sempre tra le lacrime. Questa
non è la fine del mondo o del capitalismo globale, è soltanto Storia, come sempre.
Quello che è realmente differente questa volta è il cambio climatico. L’innalzamento dei
livelli del mare riduce le scorte di cibo e acqua, il che potrebbe portare a una migrazione di
larga scala dall’Africa e dall’Asia verso l’Europa. Il riscaldamento globale minaccia
direttamente le fonti di energia. Mano a mano che i carburanti fossili del passato divengono
più cari, gli altri, come la sabbia bituminosa, diventano economicamente sfruttabili, però
questi sono ancora più inquinanti dei precedenti.
In questa partita del Grande Gioco, la carenza di energia e il riscaldamento globale si
rafforzano l’un l’altro. Il risultato può essere solo un crescente rischio di conflitti.
C’erano circa 1.65 miliardi di persone sulla Terra quando fu giocato il primo match.
All’inizio del XXI secolo, ce ne sono 4 volte di più, in lotta per assicurarsi un futuro in
un mondo che sta cambiando imprevedibilmente a causa del cambiamento climatico. Sarebbe saggio
fare piani per avere delle rime della Storia in più.
John Gray è l’autore di “Black Mass: Apocalyptic Religion and the Death
of Utopia” (Massa Nera: Religioni apocalittiche e la morte dell’utopia), pubblicato da
Allen Lane il 24 Aprile.
Titolo originale: "Those who control oil and water
will control the world"
Fonte: http://observer.guardian.co.uk/
Link
30.03.2008
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di EPICUREO
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