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Più le
emozioni sono positive, più la salute migliora. Potere dei nostri stati d’animo. Potere
della mente. L’ulteriore conferma arriva da uno studio americano presentato al meeting
annuale dell’American Psychosomatic Society a Chicago. Ebbene, dopo aver esaminato la
popolazione di 140 Paesi, gli studiosi dell’University of Kansas hanno scoperto che, senza
distinzione di etnia e condizioni economiche, le persone
che provano emozioni positive stanno meglio in salute, anche se vivono in povertà.
«Sappiamo da tempo che le emozioni giocano un ruolo importante sulla salute fisica - spiega
Sarah Pressman, responsabile della ricerca -. Ma fino a oggi la maggior parte dei lavori di
questo tipo erano stati svolti in Paesi industrializzati. Dunque non potevamo dire nulla
sull’impatto di sentimenti come felicità e
tristezza per la salute di persone con problemi materiali più pressanti, come
trovare cibo o un riparo».
I ricercatori hanno coinvolto oltre 150.000 adulti rappresentativi del 95% della popolazione
mondiale. I volontari hanno compilato un questionario descrivendo le proprie emozioni -
felicità, gioia, preoccupazione e tristezza - e i diversi problemi di salute. Infine i
ricercatori hanno chiesto loro informazioni sullo stato economico e sociale. Ebbene, le
emozioni positive sono risultate senza alcun dubbio collegate a una migliore salute, anche fra
coloro che quotidianamente lottano contro fame e povertà. Non solo. Secondo lo studio è vero
anche il contrario: la negatività è spia di una
salute peggiore.
Ma la ricerca, in genere, ci dice anche da tempo che gli
stati d’animo si possono allenare. E che meditazione
e visualizzazioni sono di grande aiuto per invecchiare bene.
«Con la nostra mente possiamo fare di tutto - scrive il dottor Fabrizio Duranti in «Le 100
regole del benessere» -: se abbiamo pensieri
negativi che ci assillano, possiamo immaginare di abbassarne il volume affinché non ci
disturbino troppo; se abbiamo in mente episodi fastidiosi, possiamo decidere
di sfuocarne l’immagine o rimpicciolirne le dimensioni».
E ancora: «In pratica si dovrebbe cominciare con pensieri e formule semplici e inserirli nel
presente. Non pensate: domani mi sentirò meglio, ma: ora mi sento meglio, le mie condizioni
fisiche e psichiche iniziano a migliorare, mi trovo nella situazione più adatta per iniziare
a sentirmi meglio. La nostra attività subconscia
lavora sempre nel presente, nel qui e ora, per darci benessere, tranquillità
e distensione. Occorre dunque creare sempre immagini mentali positive nel presente, perché
l’inconscio riceve solo frasi semplici. Scegliere una frase per volta e mantenerla per più
giorni».
Invita quindi a immaginare il cervello come un
piccolo paese con una rete stradale di tante viuzze. C’è la viuzza della
rabbia, della gioia, della tristezza, dell’invidia, della serenità.. Ogni volta che la
mente ne percorre una, la illumina e la allarga. E ogni volta che torna in quella via la
illumina sempre di più, così che la mente sarà invogliata ad andarci spontaneamente sempre
più spesso.
Bella metafora, insomma, sta a noi provare e cominciare a scegliere quali strade illuminare di
più nel nostro cervello.
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